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la mostra a cento 

Guercino, l’emozione barocca In pinacoteca e alla Rocca tra le opere del celebre pittore

Samuele Govoni
Guercino, l’emozione barocca In pinacoteca e alla Rocca tra le opere del celebre pittore

Viaggio nei dipinti ostaggio del sisma Goethe dell’artista centese disse:  «Il suo nome risuonava come sacro»

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Quando Johann Wolfgang Goethe, autore de I dolori del giovane Werther, arrivò a Cento era deluso e amareggiato dalla visita a Ferrara. Nella città estense aveva cercato invano le tracce dell’Ariosto e del Tasso. Secondo lo scrittore, infatti, Ferrara era bella ma “spopolata” e per risollevarsi l’umore dovette raggiungere Cento, patria del Guercino. Non appena arrivato nella cittadina salì sul campanile della parrocchia di San Biagio e scorse gli appennini. L’impressione che ebbe di Cento fu di “una piccola e simpatica città, ben costruita, di cinquemila abitanti circa, piena di movimento e di vita, linda, in mezzo a una pianura tutta coltivata a perdita d’occhio”. Era il 1786 e Giovanni Francesco Barbieri, meglio noto come il Guercino, era morto da poco più di un secolo (1591-1666) ma la sua presenza era ancora vivissima e il suo nome, come disse Goethe, risuonava come “sacro, sulle labbra tanto dei bambini quanto degli adulti”. Dalla visita dello scrittore tedesco sono passati 234 anni ma ciò che scrisse riguardo le opere e al lascito del Guercino non è cambiato.

LA MOSTRA

Cento, infatti, ha deciso di ricordare e omaggiare uno dei suoi figli più illustri con “Emozione barocca. Il Guercino a Cento”, una mostra suddivisa in due location e composta da un’ottantina di opere. Inaugurata lo scorso novembre e visitabile fino al 15 febbraio, la rassegna, si divide tra la pinacoteca San Lorenzo e la Rocca di Cento. Nel primo spazio sono esposti ventisette dipinti e venti disegni, nel secondo, invece, 33 affreschi. Non solo, per completare il viaggio alla scoperta dell’arte del celebre pittore, è possibile seguire un itinerario centese alla scoperta dei luoghi e dei paesaggi guerciniani e soprattutto visitare le chiese che da quattro secoli custodiscono le opere del maestro e dei suoi allievi. Ma questa mostra non è “solo” un viaggio alla scoperta del pittore ma è anche, e forse soprattutto, un itinerario per (ri)scoprire tesori resi inaccessibili dal terremoto del maggio 2012.

IN PINACOTECA

Nella pinacoteca di San Lorenzo, infatti, vi sono dipinti che fino a quel 20 maggio si trovavano nella pinacoteca civica ancora oggi inagibile. Accanto ad essi ve ne sono altri provenienti da raccolte pubbliche e private, che consentono di ripercorrere l’attività del pittore dagli esordi centesi al breve soggiorno in Roma Capitale (1621-1623), alla tarda attività bolognese (1642-1666). Insieme ai capolavori giovanili eseguiti per la sua città, si possono ammirare altri dipinti provenienti da Milano, Brisighella, Reggio Emilia, Bologna, Roma. Inoltre saranno in mostra le tele che il Guercino eseguì nel 1645 per decorare la sua cappella di famiglia nella chiesa centese del Rosario, che da sette anni è chiusa al pubblico. In più ci sono disegni raramente visibili.

aLLA ROCCA

Gli affreschi esposti alla Rocca, invece, sono stati staccati in passato da alcune dimore centesi, in cui il giovane Guercino rinnovò il genere del paesaggio, restituendo in termini di affettuosa partecipazione sentimentale i luoghi della campagna che gli erano famigliari. Accanto agli affreschi già presenti in Casa Pannini, si potranno per la prima volta vedere quelli provenienti da Casa Benotti.

Orari di visita: dal martedì al venerdì 10-13 e 15-19; sabato e domenica orario continuato 10-19. Chiuso il lunedì. Info e biglietti: 051.6843334. —

Samuele Govoni

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