La Nuova Ferrara

la proposta 

Il concetto speciale di vino della Cantina Alchemica

R.C.

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I rischi maggiori, nell’approcciarsi all’esperienza vitivinicola di Giorgio Mercandelli (e quindi dell’azienda Cantina Alchemica) sono sostanzialmente due: quello dell’eccessiva semplificazione o dell’eccessiva vaporizzazione, diciamo così, delle informazioni comunicate. Quello che è certo è che si tratta di una visione enoica appoggiata su convinzioni solide e dotate di un chiaro imprinting ma anche, profondamente dinamiche. Alla fine il territorio di Canneto Pavese, dove vigne centenarie sono prestate alla produzione di un vino naturale sì, ma che non assomiglia a nessun altro in commercio, sono una fucina artigianale di grande ricchezza per un’espressione enoica che ricerca disperatamente ma anche concretamente la purezza.

È stato ribattezzato vino “biotico”, in realtà si tratta di un concetto semplicissimo e vecchio come l’uomo. La vinificazione è condotta con il minimo intervento dell’uomo. Niente solfiti, niente rame. È ovvio che per rendere naturale un processo che naturale non è sono necessarie conoscenze artigianali cospicue, ma anche un radicamento nel territorio che permetta un accompagnamento tecnicamente corretto e il meno invasivo possibile.

il prodotto finale

Il risultato sono vini che nascono da macerazioni sulle bucce lunghissime - anche 120 giorni - in contenitori di resina appositamente realizzati, ma capaci di far finire in bottiglia il frutto (o l’idea dello stesso), nelle sue componenti basiche. Vini che nascono da assemblaggi sapienti di tutto quello che la vigna ha prodotto in un’annata, messi in commercio oculatamente, con la certezza che si tratti di un’esperienza irripetibile.

Per chi fosse interessato da un’esperienza in effetti ai confini tra degustazione di un vino e speculazione filosofica, è consigliato l’assaggio dell’entry level di casa Mercandelli, da poco in commercio, ossia il Lanthano Bianco 2013. Per le anime avvedute sarà senz’altro una strada senza ritorno... —

R.C.

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