Il lavoro precario piaga sociale Nuova denuncia di Ken Loach
Il regista inglese all’attacco con “Sorry we missed you” Un film verità dove si racconta la storia di una famiglia penalizzata dal sistema
L’alienazione del lavoro, al limite della schiavitù. I diritti negati, l’illusione di essere indipendente ma alla fine con più vincoli di un dipendente. Ken Loach torna all’attacco con un’altra opera di allarme sociale nella sua amata-odiata Gran Bretagna che ora si appresta al nuovo corso della Brexit.
Questo “Sorry we missed you” è l’ennesimo manifesto di denuncia del regista inglese. Una sorta di trattato di sociologia del lavoro per spiegare con un cinema molto realista le condizioni precarie di alcune categorie di lavoratori. L’obiettivo in questo caso si sposta su una coppia di Newcastle con due figli ancora giovani. Lui è un autotrasportatore, costretto a reinventarsi un lavoro per colpa della crisi dell’edilizia, con tutte le incertezze che le consegne a cottimo riservano. Lei assiste persone anziane e malate, mestiere che per farlo bene ci vuole tempo e tanta umanità. Superati di slancio gli ottant’anni, Loach che resta uno dei registi più premiati, continua con vigore quella sua opera di sensibilizzazione sulle storture del sistema, in particolare gli interessi delle lobby, i mali del capitalismo e una politica classista che non tiene conto delle istanze dei ceti sociali più deboli e meno tutelati. In questi anni si è occupato di molteplici problematiche di stretta attualità, ma anche con qualche excursus storico per denunciare dittature e imperialismo. Con la storia di Ricky e Abby continua il filone del cinema impegnato con un imprinting loachiano chiarissimo e inconfondibile. Si scava per cercare verità scomode, con Loach che si conferma un maestro. E la classe operaia va in paradiso.
La scheda
Titolo: Sorry We Missed You –Un film di Ken Loach. Con Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor, Ross Brewster, Charlie Richmond. Drammatico, durata 100 minuti – Gran Bretagna, Francia, Belgio, 2019. —
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