La Nuova Ferrara

Fantoni in “Full monty” «Che fatica spogliarsi Ma anche tante risate»

Samuele Govoni
Fantoni in “Full monty” «Che fatica spogliarsi Ma anche tante risate»

Il lavoro teatrale ispirato al cult inglese è ambientato a Torino Il comico: sta avendo successo, peccato non poter venire a Ferrara 

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L’INTERVISTA



Cinquantamila biglietti venduti in cinquanta date. La media è quella delle mille persone a sera ma ci sono anche repliche in cui si fa di più, dipende dalla capienza. Sono i numeri di Full monty, il musical adattato e diretto da Massimo Romeo Piparo che sta girando l’Italia in una versione non solo rinnovata ma anche più “vicina” al pubblico. Tra i protagonisti dello spettacolo, accanto a Luca Ward, Nicolas Vaporidis e Paolo Conticini, c’è Gianni Fantoni. L’attore ferrarese, che già aveva recitato nel precedente allestimento, torna qui nei panni di Davide, l’amico più comico del gruppo.

Fantoni, com’è essere di nuovo un “Full monty”?

«Bello e divertente. Lo Piparo, che aveva diretto anche il musical precedente, ha voluto riportare in teatro questa storia, la quale ha divertito e coinvolto il pubblico fin dall’inizio».

Un cult del cinema portato a teatro. Cosa cambia?

«Innanzitutto l’ambientazione. Non siamo più a Sheffield, in Inghilterra, bensì a Torino. Questo ci consente di essere più familiari. Non abbiamo nomi inglesi ma italiani. Siamo un gruppo di operai disoccupati che cercano un modo più o meno ingegnoso e strampalato per sbarcare il lunario».

Chi è il suo personaggio?

«Io in scena sono Davide. Per me non è semplice spogliarmi, sono quello un po’ più restio e faccio fatica a “sposare la causa”. Poi però accetto e i risultati sono inevitabilmente comici».

La vicenda non soffre del cambio del contesto?

«No, anzi, è più digeribile. Il pubblico ha più elementi per ritrovarsi. Quando il film è diventato musical, da inglese la storia è “diventata” americana. Parlare di operai di Buffalo non era così efficace, portare la storia in una città come Torino, invece, con usi e costumi nostri, aiuta noi, il pubblico e lo spettacolo».

La storia affonda le radici negli anni Novanta del secolo scorso. È ancora attuale secondo lei?

«Altroché. La situazione non è migliorata negli ultimi vent’anni, anzi, vedo mote più persone sfiduciate di prima. Questo spettacolo racconta la storia di un gruppo di amici che trova la forza di reagire e si inventa un modo per farlo. È una commedia, certo, ma anche uno spunto di riflessione».

Nonostante le sue origini, però, non sono previste date a Ferrara. Perché?

«Purtroppo non ci sono gli spazi adatti. In scena siamo tanti, siamo una macchina impegnativa e non possiamo fare tappa in tutte le città. Le date più vicine a Ferrara sono state al Geox di Padova e poi all’EuropAuditorium di Bologna (dal 7 al 9 febbraio, ndr)».

Come vede il futuro?

«In maniera positiva. Io sono un’ottimista per natura, ma adesso vedo veramente spiragli di miglioramento. La vita è cambiata, i valori si sono trasformati e noto un risveglio delle coscienze, soprattutto da parte dei più giovani».

“Full monty” a parte sta lavorando anche ad altri progetti?

«Per ora sono completamente assorbito da questa tournèe che è molto impegnativa. Siamo partiti da Torino e finiremo a Catania, siamo a metà. Certo non ho dimenticato il mio progetto dedicato a Fantozzi. Fino ad ora lo spettacolo sul celebre personaggio ideato da Paolo Villaggio è rimasto da parte, però non è accantonato. Mi piacerebbe portarlo in scena proprio con Piparo; vedremo poi se i tempi saranno maturi per farlo». —



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