Dylan, Antonioni e la poesia Ronchi domani da Libraccio
Ci sono Dylan, Antonioni, Salinger e Patty Smith ma anche Altman, Vonnegut e i Pink Floyd nelle poesie di Alberto Ronchi. Le composizioni, raccolte ne “Gli anni meravigliosi” (ed. Modo Infoshop), pullulano di riferimenti culturali. Dalla musica ai libri, dal cinema ai fumetti, sono tante le citazioni in cui ci si imbatte pagina dopo pagina. A volte sono esplicite, altre si trovano tra le righe, altre ancora sono “un’atmosfera” e solo l’autore o chi lo conosce bene sa quale film, canzone o pagina l’ha portato a scrivere quel verso. «Scrivo da una vita, mi è sempre piaciuto e - spiega Ronchi - sono legato a questa casa editrice perché mi ricorda le edizioni legate all’underground e alla beat generation, universi che ho amato e amo tanto».
A differenza di “Catastrofi naturali”, la precedente raccolta uscita tre anni fa, le poesie presenti in questo libro sono state tutte scritte in anni recenti. «Qualche “rimaneggiamento” di testi passati c’è stato ma sono praticamente tutti scritti nuovi. In queste pagine ci sono atmosfere, ricordi e forti riferimenti al nuovo cinema americano, quello che va dalla fine degli anni Sessanta alla fine degli anni Settanta del secolo scorso». Le tecniche di scrittura utilizzate sono diverse, così come variano anche gli argomenti trattati. «Il disco che più mi ha influenzato nella vita? Impossibile sceglierne uno. Il mio album del cuore, però, resta “Desire” di Bob Dylan. È stato il primo disco che ho comprato; ricordo di essere andato da Pistelli e Bartolucci con i soldi di mia mamma. Costava 4.500 lire». —
S. G.
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