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Archivio padano, storia della lingua ferrarese E il ricordo di Ferraguti

Maria Cristina Nascosi
Archivio padano, storia della lingua ferrarese E il ricordo di Ferraguti

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La celebrazione dei dialetti e delle parlate locali due anni fa fu intelligentemente anticipata da papa Francesco, quando il giorno dopo l’Epifania, dichiarò: «Tocca a voi genitori trasmettere la fede. Ma la fede si trasmette, prima di tutto, in dialetto, in famiglia, quello che si usa fra papà e mamma, fra nonno e nonna». Ed era un giorno molto particolare, perché le parole del non a caso neolatino e teneramente ed ingenuamente ormai bi-idiomatico papa Francesco aveva appena battezzato – come sempre – oltre trenta bambini, nuove creature volte ad una nuova vita, appena iniziata, un auspicio bellissimo.

doppia ricorrenza

Il 17 gennaio il calendario della grande tradizione del nostro Paese festeggia anche Sant’Antonio o Sant’Antòni dal busghìn, del maiale, del porcello, ossia Sant’Antonio Abate, una delle feste della cultura, della tradizione popolare e della civiltà contadina ferraresi che fanno parte anche di tutto il territorio italiano, per vocazione, quindi non a caso scelto per ricordare il meglio delle nostre radici, la nostra lingua di latte – come la definiva il Foscolo – il dialetto, il sermo familiaris.

Proprio per non dimenticare di ricordare quasi vent’anni fa era nato Ar.Pa.Dia., l’Archivio padano dei dialetti del Comune di Ferrara dalla cui costola era stato emanato un fil rouge che “informò” di questo principio la collana letteraria Cóm a dzcurévan (Come parlavamo), che nell’ambito della pubblicazione di circa 15 volumi, più altri fuori collana, trasmise e tramandò la cultura e la civiltà dialettali delle più grandi autrici e autori del nostro territorio, tra cui ricordiamo Liana Medici Pagnanelli, Graziella Vezzelli, Alfredo Pitteri, Bruno Pasini, Corrado Celada, Luigi Vincenzi, Francesco Pantaleoni, Muzio Chiarini, Alfio Finetti, Giorgio Finchi e Alfonso Ferraguti.

marrarese doc

Ferraguti, in particolare, è nato e vissuto a Marrara nel 1912. Contemporaneo di Michelangelo Antonioni e deceduto l’antivigilia di Natale del 1980, fu ottimo agronomo, innamorato di Ferrara, del suo essere terragno, della sua lingua dialettale che furon il suo destino a tutto tondo. E seppe fondere la sua professione con la sua base culturale classica greco – latina. La breve poesia qui sotto ricorda molto lo stile dei neòteroi greci, l’equivalente dei poeti e novi latini come Gaio Valerio Catullo che con il suo Carme 85, Odi et amo, splendido distico elegiaco formato di due soli versi, riuscì ad esprimere una amore davvero universale, seppur diverso, come quello espresso da Ferraguti per la figura della donna per eccellenza, la madre: “Mié màdar Una candela ad zzìra banadéta brusà tuta par nu. – Mia madre Una candela di cera benedetta bruciata tutta per noi”. —

Maria Cristina Nascosi

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