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Poesia e vita nell’antologia di Pazzi È uscito “Un giorno senza sera”

Matteo Bianchi

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Lontano da qualsiasi pulpito o piagnisteo, la poesia di Roberto Pazzi arriva ariosa e cerca un legame empatico, impostando un dialogo con il lettore alla maniera di Vittorio Sereni, il grande poeta che battezzò il suo esordio in versi nel 1970. Per La nave di Teseo è appena uscito Un giorno senza sera, un’antologia personale che raccoglie il meglio della sua produzione dal 1966 a oggi. E il prossimo 15 febbraio, alle 18, lo scrittore la presenterà da Libraccio con il docente Alberto Bertoni, che in chiusura del volume ha firmato una nota di larghe vedute.

POESIA

«Buona parte della critica insiste, con ragione, sulla predilezione di Pazzi per il tempo, richiamando a suo archetipo il modello altissimo di Proust», ma di più, ne sfida il corso convenzionale attingendo dal suo tempo interiore. Ci riesce trattenendo gli assoluti che lo hanno ispirato, le presenze e le rivelazioni che hanno reso memorabili i momenti quotidiani destinati al buio. Tramuta le ossessioni in spiragli e si domanda «chi mi salverà dalla salvezza?». Non a caso, ha scelto di intitolare la raccolta citando l’ultima pagina de Le confessioni di Sant’Agostino, appunto «un giorno senza sera», nella serenità della luce che basta a se stessa. Sono poesie che rubano voce alla vita, come fossero una continua confessione all’orecchio delle persone care, sussurrate dalla camera da letto, perché «non c’è mai sciopero del sogno, / sempre nuovi operai di antichi amori».

LO STUPORE

Le rotte della mente è la sezione conclusiva, composta da ventisei inediti carichi di sensualità, della “calda vita” sabiana che non ha età. Sullo sfondo, invece, si leva l’ombra di Kavafis tramite l’erotismo incapsulato in una dimensione totalizzante, libero dall’identità dell’oggetto amato e da una corrispondenza obbligata. Non rinuncia, come Sandro Penna, alla stupore che lo coglie talvolta di fronte alla realtà e onora quella meraviglia attraverso una semplicità a tratti disarmante, assai più eloquente di qualunque figura retorica ben congeniata. «Quest’incapacità di cambiare la vita / che ci risveglia ogni mattina / con l’illusione di poterla mutare, / eccola, già qui pronta a rivestirsi, / a infilarsi le scarpe e a uscire».

TUTTA UNA VITA

Un giorno senza sera racconta un’intera esistenza, dai dolori agli sprazzi di gioia, sino allo smarrimento davanti al proprio riflesso.

Con lui c’è la sua Ferrara, la città desiderata a tal punto da respingerla ogni mattina, e di fatto mai decifrata come la fortezza di Drogo. Ecco la vera narrazione che ricorda la circolarità di Vita d’un uomo, di Giuseppe Ungaretti; una circolarità frutto di uno sguardo vissuto, ma limpido come la prima volta. —

Matteo Bianchi

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