La Nuova Ferrara

Battiston è Churchill Sul palco dell’Abbado l’uomo oltre la storia

Samuele Govoni
Battiston è Churchill Sul palco dell’Abbado l’uomo oltre la storia

Non solo successi ma anche fragilità e tormenti personali «Il suo impegno per l’Europa è una lezione preziosa»

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Churchill, primo ministro inglese dal 1940 al 1945 e poi di nuovo dal ’51 al ’55, appartiene alla storia. Militare, politico, storico, giornalista, giocò un ruolo fondamentale nel secondo conflitto mondiale. Di lui, delle sue mosse, parlano libri, film e serie tv. Ma chi era l’uomo “dietro” alla figura consegnata alla storia? Chi era Winston. A questa domanda cerca di rispondere Giuseppe Battiston che ne indossa i panni in “Winston vs Churchill”, da oggi a domenica al Teatro Comunale Abbado di Ferrara, per la regia di Paola Rota.

Battiston, chi è il suo Winston Churchill?

«Il mio Churchill è una figura che viene vista sotto una duplice veste. Quella del suo privato e quella della sua vita pubblica, delle gesta del politico, del condottiero. Lo spettacolo lo immagina nella parte finale della sua vecchiaia, nella sua residenza di campagna a Chartwell alle prese con i fantasmi della sua vita, del suo passato. Sia quelli della sua attività politica, della guerra, degli errori fatti, delle decisioni difficili da prendere e sia quelli della vita privata che riguardano i rapporti familiari difficili, le sue dipendenze dalla droga, dall’alcol, dal fumo, della sua depressione che lo ha segnato per tutta la vita, che lui chiamava “cane nero”. Quello che cerchiamo di offrire, nel lavoro fatto con Paola Rota, è un ritratto a tutto tondo della figura di Churchill».

Com’è stato avvicinarsi a questo personaggio, indossarne i panni?

«È un lavoro di fantasia. Mi piace studiare la vita del personaggio e farne una creazione mia. Non è necessario che sia così attinente al reale, quello che ritengo importanti sono le idee, in questo caso il pensiero di Churchill è stato la mia linea guida. Bisogna capire che tipo di messinscena si vuole realizzare, cosa vuoi raccontare attraverso il personaggio».

Che lavoro di studio e documentazione c’è stato per entrare nella parte?

«Il punto di partenza è stato visionare dei filmati di Churchill. Il teatro mi ha permesso di evadere dall’estrema fedeltà al personaggio, a differenza, ad esempio, del cinema dove si tende a essere molto attinenti al realismo storico che si decide di raccontare. Il teatro ti dà la possibilità di fare un percorso decisamente personale. E per questo mi sono costruito la fisicità di un uomo fragile. Proprio perché lo spettacolo mostra Churchill nella fase finale della sua vita ormai anziano sopraffatto dalle sue esperienze».

Cos’ha rappresentato secondo lei nella corso della vita e cosa rappresenta oggi?

«Winston Churchill era una figura di politico che ha investito la propria vita per cercare di costruire un futuro per la sua generazione, per il suo Paese, per il suo popolo e per l’Europa. E già questa è una preziosa lezione. È stato un politico che ha avuto una visione prospettica per il futuro e non si è accontentato di gestire il presente. Soprattutto il suo modo di fare politica non era teso ad offendere gli avversari ma a proporre delle idee innovative. Quindi, completamente distante dall’epoca attuale».

Cosa si racconta di lui in questo spettacolo?

«Nel nostro allestimento Churchill è visto nella sua solitudine, solo contro se stesso, contro le sue maledizioni personali, i suoi fantasmi del passato. Da una parte quelli riguardanti la politica, le decisioni prese, le decisioni scomode, gli errori fatti e anche le grandezze. Dall’altra c’è l’aspetto privato con i suoi ricordi non tutti limpidi, non tutti belli, non tutti rasserenanti, come ad esempio, il tormentato rapporto con le figlie a cui è sopravvissuto e l’amore per la moglie Clementine. Tutte queste cose concorrono a creare un quadro dove la figura di Churchill è fotografata in una situazione piuttosto travagliata, ma non c’è un aspetto della sua personalità che prevale su un altro». —



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