Una terra d’incrocio Seupa à la Vapelenentse piatto simbolo di Aosta
La più piccola regione d’Italia in cucina mescola elementi italici e francesi Curiosità una zuppa passata in forno
Una regione dalla bellezza insospettabile, troppo spesso, per mere questioni logistiche, posta ai margini delle rotte turistiche più battute, ma forse proprio per questo zona da scoprire, ancora più doverosamente...
La Valle d’Aosta (che, istituita in seguito all’abolizione della Provincia di Aosta, è la più piccola e meno popolata Regione d’Italia) è invece terra dalle risorse rigogliose, le quali vanno dal lustro inatteso di Aosta (ex Augusta Pretoria), dal chiaro imprinting romano (ribattezzata, non a caso, la Roma delle Alpi), alle stazioni sciistiche più importanti d’Europa come Cervinia o Courmayeur, sino al fascino mozzafiato del Monte Bianco.
gusto ai confini
Caratterizzata orograficamente da un territorio interamente montuoso, abitato originariamente da popolazioni celtiche (i Salassi), successivamente trasformato in avamposto dell’Impero di Augusto e poi, molto tempo dopo, terra di confine, la Valle d’Aosta è anche, come tutti i territori di transito, un patrimonio preziosissimo in quanto a tradizioni enogastronomiche.
Si tratta di una cucina di origine alpina che mescola, con grande sapienza, elementi italici e francesi in un insieme, come ci si potrebbe aspettare, di prepotente gustosità ed impatto calorico, ideale per sopportare il clima rigido di quelle zone.
quante specialità
E, quindi, è tutto un suggestivo e collettivo (una delle caratteristiche della cucina della Val d’Aosta è proprio quella dei piatti condivisi) tour tra fonduta – la versione locale del piatto svizzero è resa tale dall’utilizzo della fontina valdostana Dop – polenta concia, con carbonada o mocetta, costolette alla Valdostana (simili alla cotoletta alla bolognese, con – nemmeno a dirsi! – fontina e prosciutto cotto) e civet di camoscio, un secondo di suprema bontà che glorifica la variante francese dello stufato con l’arricchimento di uno dei vini più sconcertanti della produzione locale, come il Vallée d’Aoste Enfer d’Arvier, ovverosia un Nebbiolo di montagna dal sapore unico. E non è tutto.
piatto unico
Si arriva infatti a finire (o, meglio iniziare, perché si tratta di una specie di antipasto) con la Seupa à la Vapelenentse (come si dice in patois, l’idioma tipico di quelle parti) tipica della Valpellina, minuscola vallata a due passi dal capoluogo Aosta, nel quale il tempo sembra essersi fermato. Il piatto, una sorta di zuppa di sussistenza preparata con strati di pane bianco (o nero, o di segale) raffermo, fontina, burro fuso a profusione e cavolo verza alternati, bagnato con il brodo – di manzo o vegetale – e poi passato in forno, sino a formare una crosticina dorata gustosissima, è una passeggiata sapida nei sapori tipici della Valle, piatto identitario se ne esiste uno, oltre a rappresentare una bellissima storia di trasmissione orale di sapienza gastronomica. Chi la mangia – dicono – non la dimentica più, noi ci limitiamo a sottolineare che si tratta di uno degli ulteriori esempi – ce ne fosse bisogno – di piatti di recupero, quelli che rendono la nostra tradizione gastronomica veramente unica al mondo. —
Riccardo Corazza
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