Una “Serata romantica” Placido: «Questo reading il mio tributo all’amore»
L’attore a Comacchio con uno spettacolo dedicato alla poesia del ’900 Carriera e vita: «Grato ai miei ruoli. Punto di riferimento? Mia madre»
L’INTERVISTA
Michele Placido sta per compiere 74 anni, di questi quasi 50 li ha passati tra set e palcoscenici, diviso tra recitazione e regia. L’esordio nel cinema all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso, i film con registi del calibro di Bellocchio, Montaldo, Rosi, Lizzani, Ferreri. La fama internazionale giunge definitivamente a metà degli anni ’80 quando Placido per tutti diventa il commissario Corrado Cattani, protagonista de “La piovra”, serie televisiva di grande successo, inaugurata da Damiano Damiani e proseguita poi anche da Florestano Vancini. Il celebre attore sarà questa sera alle 21 a Comacchio, a Palazzo Bellini, con “Serata romantica”, reading dedicata al meglio della poesia, della letteratura e del cinema del Novecento. Le letture saranno accompagnate dalle musiche dell’ensemble guidato da Davide Cavuti. In attesa di vederlo sul palco lagunare, Placido racconta le origini della pièce, partendo da ciò che più l’ha emozionato.
Cos’è e come nasce “Serata romantica”?
«È un tributo all’amore universale ed è il titolo del recital che porterò in scena a Comacchio. “Serata romantica” è un viaggio nell’amore attraverso le sue varie sfaccettature: da Dante a D’Annunzio ma anche Trilussa, Gozzano, Neruda: le musiche faranno da commento ai versi».
Perché uno spettacolo sull’amore?
«Io credo che l’amore sia il motore della vita e che possa aiutare attraverso la poesia a migliorare i rapporti umani e vivere più armoniosamente la vita di tutti noi. Steno, De Sica e Monicelli sono tre grandi registi che ho amato; con Monicelli ho anche girato da attore il suo ultimo film. Durante lo spettacolo ricorderemo De Sica e Steno, omaggiati con l’esecuzione di alcune colonne sonore tratte dai loro film e composte dal grande maestro Alessandro Cicognini. Ci sarà un omaggio anche a Massimo Troisi e al suo ultimo lavoro “Il Postino”».
Cos’è per lei il teatro e cosa manca oggi?
«È un luogo in cui si possono condividere le emozioni. A teatro mi sento a mio agio. Per quanto riguarda le mancanze, mi piace rispondere con una frase di Ennio Flaiano, grande sceneggiatore, autore di film come “La dolce vita”, “8 ½” e “I vitelloni”. Alla domanda: “Perché il teatro non è molto popolare in Italia?”, lui ironicamente rispondeva: “Forse perché gli italiani sono tutti ottimi commediografi”».
Nel corso della carriera ha indossato panni sempre diversi. È stato Moro ma anche Falcone e Provenzano.
«Sono grato a tutti i personaggi che ho interpretato. Ho sempre cercato di restituire al pubblico con naturalezza e senza filtri particolari, che ne cambiassero le loro inclinazioni».
Placido, l’uomo e l’artista. Un suo punto di riferimento imprescindibile?
«Mia madre. Senza ombra di dubbio. Le è stata per me un punto di riferimento fondamentale. Ha cresciuto otto figli in modo straordinario. Il ricordo più caro è quello legato a questo verso “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”, dalla poesia di Eugenio Montale che io le ho sempre dedicato e che lei mi chiedeva di recitare il giorno del compleanno di mio padre».
Non solo teatro e reading ma anche cinema. A cosa sta lavorando?
«Attualmente sono impegnato nella realizzazione del mio prossimo film, sarà su Caravaggio. Una produzione internazionale dedicata al grande genio italiano». —
Katia Romagnoli
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