Un’amicizia nata sul fronte del Don Ecco la storia di Bruno e Giovanni
Domattina a Codigoro inaugura l’esposizione dedicata ai commilitoni Merighi di Stellata e al codigorese Mangolini
In una mostra l’omaggio al padre, all’amicizia tra giovanissimi soldati mandati allo sbaraglio nella campagna di Russia dal regime fascista ed a tutti coloro, più di centomila che, stremati dal freddo polare della steppa russa o freddati dalle incursioni dell’esercito sovietico, non fecero mai più ritorno a casa. “Bruno Merighi ed il codigorese Giovanni Mangolini – Quinta Divisione Cosseria – Fronte Russo – Due fanti in guerra, poi deportati in Germania”, è titolo della mostra - organizzata e curata da Roberto Merighi, figlio di Bruno - che domani alle ore 11, in occasione del Giorno della Memoria, sarà inaugurata nella sala espositiva della Pro Loco (in viale IV Novembre 18).
la mostra
Frutto di un lavoro di ricerca lungo e minuzioso, avviato nel 2016, dalla lettura di 227 lettere mandate dal padre, una cinquantina delle quali provenienti, tra il 1942 e il ’43, proprio dal fronte sul Don, la mostra narra, attraverso testimonianze dirette di giovani fanti chiamati alle armi e spediti sul fronte russo, ma anche mediante fotografie in seppia e altra documentazione dell’epoca, il dramma della Seconda Guerra Mondiale. «Leggendo le 227 lettere scritte da mio padre – racconta Roberto Merighi, di Stellata come il padre –, sono emersi fatti, incontri, episodi che hanno accomunato giovani, anche provenienti da territori vicini ed in quel tragico teatro di guerra sono nate delle amicizie come quella tra mio padre, ferrarese di nascita poi residente a Stellata, spedito nella campagna di Russia a soli vent’anni, internato dopo la cattura come prigioniero di guerra in un campo di prigionia in Germania il 12 settembre 1943, ed il codigorese Giovanni Mangolini, di un solo anno più grande. Mio padre e Mangolini fecero la scelta di andare nel campo di prigionia piuttosto di entrare nelle fila della Rsi. E furono tra quei giovani soldati italiani che riuscirono a tornare a casa, scampando al freddo, alla fame, alle rappresaglie sovietiche e ai patimenti della prigionia».
le ricerche
L’opera di ricerca documentale della mostra non è stata affatto semplice per Roberto Merighi che, tuttavia, mosso dal nobile intento di rendere omaggio al padre e alle centinaia di migliaia di soldati italiani che vissero la tragedia della spedizione russa, della ritirata e delle deportazioni, ha esteso le proprie verifiche anche negli Archivi di Stato di Bologna, Mantova e Rovigo. «Alcuni di quei fanti – prosegue Roberto –, scampati al freddo sovietico, si sono ritrovati in patria ma per altri, non altrettanto fortunati, la steppa innevata si è trasformata in tomba, il più delle volte senza neppure contare sulla presenza di una croce».
È una mostra che celebra anche e soprattutto le amicizie nate sul fronte del Don e che trova la sua dimensione naturale nell’ambito delle celebrazioni del Giorno della Memoria, ricorrenza voluta proprio domani (il 27 gennaio) per ricordare gli oltre 15 milioni di vittime innocenti dell’Olocausto.
Ad inaugurare la mostra domani, accanto al promotore Merighi e al sindaco codigorese Sabina Alice Zanardi, ci saranno anche due classi di alunni dell’Istituto comprensivo di Codigoro, proprio per rimarcare e rinnovare l’impegno delle istituzioni a tramandare il ricordo di pagine così buie della storia del Novecento. E rilanciando, per contro, i principi della democrazia, della libertà, della pace, dell’uguaglianza.
a tappe
L’impegno di Roberto Merighi prosegue attraverso questa mostra itinerante, partita da Stellata, dove il padre Bruno visse, facendo tappa nelle diverse località del Ferrarese dalle quali provenivano altri soldati mandati anch’essi al medesimo tragico destino come combattenti sul fronte orientale. E Merighi ha poi raccolto in un volume la storia di ben 25 fanti, tra questi appunto il padre e l’amico codigorese Mangolini: un’opera resa possibile proprio dalle oltre 200 lettere esaminate e dalle ricerche compiuti negli Archivi di Stato.
E grazie alla mostra allestita a Codigoro, che sarà visitabile sino a domenica 16 febbraio (dal lunedì al venerdì con orario 9-12, sabato e domenica dalle 16 alle 18), Roberto Merighi è entrato in contatto con la figlia di Mangolini, Marinella, la quale oggi vive a Torino, città in cui la famiglia del codigorese si trasferì nel 1968.
a scuola
Oltre all’inaugurazione domani con due classi dell’Istituto comprensivo, per le suole di Codigoro sono diverse le iniziative legate al Giorno della Memoria, sia nel capoluogo comunale che nella scuola primaria di Pontelangorino e nelle scuole (primaria e secondaria) di Lagosanto. Fra le proposte letture animate sul Giorno della Memoria per i più piccoli, film (La vita è bella, Schindler’s list e Storia di una ladra di libri) e il documentario “The secret Annex” su questo delicato tema per i più grandi. —
Katia Romagnoli
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