La Nuova Ferrara

IL LIBRO

Samaritani racconta trent’anni di fotografia: «Questi scatti come messaggi in bottiglia»

Samuele Govoni
Samaritani racconta trent’anni di fotografia: «Questi scatti come messaggi in bottiglia»

L’Italia di ieri e di oggi ne “L’occhio felice del fotoreporter”. L’autore: «Cerco sempre di cogliere il lato bello della vita»

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Sfogliare le pagine de L’occhio felice del fotoreporter è un po’ come scorrere gli ultimi trent’anni italiani. Il nuovo libro di Andrea Samaritani, edito Minerva, è nato con un obiettivo: condividere momenti di vita vera. L’autore consegna al lettore cento immagini scattate tra la fine degli anni ’80 del ’900 e i mesi scorsi. Cento foto scelte dopo un lungo e accurato lavoro di selezione durato mesi.

CENTO FOTO

«Nel mio archivio ci sono trecentomila fotografie, sono partito da lì e – racconta Samaritani – ho iniziato ad asciugare. Arrivare a mille più che difficile è stato lungo, ci sono voluti mesi. I “guai” sono cominciati quando da mille sono dovuto scendere a cento. Questo sì che è stato faticoso». Gli scatti scelti non hanno un legame tra loro: ne hanno tre. Il primo è il bianco e nero, non ci sono stampe a colori. Il secondo è il fine: «Mi sono chiesto quali foto avrei salvato in caso di naufragio; queste sono il mio messaggio nella bottiglia». Il terzo, come si evince dal titolo, è mostrare il lato felice del mestiere. «Ho sempre cercato di cogliere il lato bello della vita; anche nei contesti più complessi o delicati – sottolinea il fotografo centese – non ho mai rinunciato a leggerezza e ironia».

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COME UN SOGNO

Ne L’occhio felice del fotoreporter è facile perdersi, ritrovarsi e perdersi di nuovo. Le pagine sono come le scatole cinesi, ognuna rimanda ad un’altra e ad un’altra ancora. Alberto Sordi sul letto in attesa del ciak, Win Wenders sul set a Comacchio, Raul Casadei a Gatteo Mare e Reinhold Messner a Merano. E poi ancora la regina del circo Moira Orfei, Lucio Dalla a Bologna, Max Pezzali a Riccione… Cinema, musica, sport, musei, club e tradizioni popolari si mescolano in queste pagine e creano una dimensione altra, sospesa, come un sogno. «La sfida per me è sempre stata quella di riuscire, anche in una situazione normale, a carpire qualcosa di particolare; sia che fosse un’inquadratura, uno sguardo o una luce. In questi trent’anni – prosegue – ho lavorato in quasi altrettanti film. Il momento più bello era quando, passata la barriera dei permessi e dei controlli, riuscivo ad arrivare sul set. Anche qui però mi sono sempre concentrato sulla vita nel backstage, piuttosto che sulla fotografia di scena».

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LO SCATTO DEL CUORE

Samaritani, che a 15 anni voleva fare il pittore e poi ha virato sulla fotografia per «una curiosità continua e insaziabile che mi accompagna ancora oggi a 58 anni», parlando del suo mestiere si emoziona ancora. «La foto tra queste cento a cui sono più legato? Quella scattata a Marco Pantani all’Italia in Miniatura nel 1998». Sono passati 22 anni ma il ricordo di quella mattinata è più vivo che mai: «Il Pirata era molto disponibile e allegro, era ancora un “puro” e credeva profondamente nel suo sport. In una pausa tra uno scatto e l’altro sono passate di lì tre suore e - sorride Samaritani - non solo l’hanno riconosciuto e salutato, ma l’hanno pure accarezzato. Era già un simbolo». Un sorriso, una carezza, un cenno del capo... gesti semplici. Sì, ma bisogna prenderli. —


 

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