La Nuova Ferrara

Regione misteriosa Liguria, terra da scoprire a partire dal coniglio

Riccardo Corazza
Regione misteriosa Liguria, terra da scoprire a partire dal coniglio

In cucina spiccano le specialità a km 0 Dalla focaccia alle frisceu senza dimenticare il pesto e le olive

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Un’altra delle regioni che verosimilmente, in ambito nazionale ed europeo, non hanno ancora ottenuto il riconoscimento che meriterebbero è la Liguria. Terra dalle origini misteriche e dalla nascita avvolta nella leggenda, che ospitava nell’antichità una popolazione altrettanto enigmatica, proprio i Liguri (dal greco Ligus), di origine verosimilmente pre-indoeuropea, facendo leva soprattutto sulle abilità marinare, intorno al 2.000 a. C., riuscirono ad imporre la loro dominazione a un vastissimo territorio che comprendeva gran parte del Nord Italia fino alla Toscana settentrionale, la Francia meridionale e buona parte della penisola iberica, per un territorio rinomato già in periodo etrusco.

Terra insieme temutissima e ambitissima, solo nel 1815, con il Congresso di Vienna, divenne effettivamente “italiana”, anche se, dopo la Seconda Guerra Mondiale la pace impose la cessione di alcuni territori della bassa Val di Roia alla Francia. Il carattere perlopiù schivo degli abitanti ha indubbiamente contribuito al fatto che la Liguria sia da considerare tuttora una gemma nascosta, sia per le qualità di indubbia salubrità dell’aria che per la bellezza dei panorami, decisamente vocati alla crescita e coltivazione di vite ed olivo.

a tavola

La gastronomia è materia altrettanto appetitosa. Si parte dagli appetizer, pensate un po’, con la mitica Focaccia di Recco Igp, altresì conosciuta come “focaccia alla ligure”, con il formaggio, per spostarsi alla farinata di ceci, piatto di origine etrusca ma qui diffuso massivamente già nell’antichità, prima di altri territori, per poi finire – in tutti i sensi – con i frisceu, delicatissime frittelline salate di pesce che farebbero resuscitare un morto. Ovviamente la tradizione del pesto, in cui a farla da padrone sono, come in altri ambiti, formaggio, olio e prodotti a km doppio zero come i pinoli, rendono obbligato l’assaggio delle giustamente famose trofie. Ma, come sembra palese, anche senza scomodare Paolo Sorrentino, che nel suo pluripremiato La Grande Bellezza metteva in bocca al Cardinal Bellucci la “ricetta aurea”(“dodici pezzi, rosolato, timo, alloro, rosmarino, vino rosso, olive taggiasche…”) il piatto re del desco è un secondo, proprio il mitologico coniglio alla ligure. Carne insolita, dal sapore sorprendente, rosolata con le erbe di campo in casseruola, benedetta sul finale dal sapore inimitabile dell’olio e delle olive, si tratta di capolavoro di sapidità e fragranza, assieme al quale, è inutile dirlo, tornano comode le eccellenti referenze locali in ambito di vini. —

Riccardo Corazza

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