Ambiente, veleni e sogni Incontro a cuore aperto sull’Italia di ieri e di oggi
Romanzi noir e poesie civili aprono un confronto tra Sud e Nord “Taranto, Italia”, sabato alla Pazienza dialogo con De Michele e Modeo
IL COLLOQUIO
Si intitola “Taranto, Italia” l’incontro che si terrà sabato alle 18 alla libreria La Pazienza (via de’ Romei 38, Ferrara). La conversazione a tre voci tra Girolamo De Michele, Stefano Modeo e Michele Ronchi Stefanati, indagherà sul presente e il futuro di una città, ma anche di tutto un Paese. I primi due presenteranno i loro libri, il terzo sarà il collante tra gli autori, le storie, le vite e le terre di cui si narra. De Michele parlerà de Le cose innominabili (ed. Rizzoli), Modeo, invece, de La terra del rimorso (ed. Italic). A legare le opere, un romanzo e una raccolta di poesie, sono i sogni interrotti, le aspirazioni mancate e i cuori feriti, tanto al Sud quanto al Nord.
De Michele, come nasce la storia e chi è Emma?
«Il romanzo nasce incrociando alcuni personaggi che ho creato prima ancora di dedicarmi all’intreccio, con una sottotrama di corruzione e politica tratta da vicende reali accadute in anni recenti in una città padana. Emma è una “donna senza qualità”, che non risolve la trama ma ne è la spettatrice: una donna sconfitta dalla vita, ma che trova nella dignità della propria professione di insegnante una trincea dietro cui rinchiudersi per difendersi, per quel che può, dal male quotidiano».
Taranto, l’ex Ilva, la salute e l’ambiente. Quelli che lei affronta sono temi che riguardano l’Italia intera.
«Siamo tutti assediati dai veleni che respiriamo e calpestiamo, come tutti siamo interni al mutamento climatico e alla devastazione ambientale: Taranto è l’allegoria di un’Italia dove tutti parlano di ambiente, ma tutti, quale che sia lo schieramento politico, sono concordi nel mantenere aperta la fabbrica più inquinante e omicida d’Italia».
Trova analogie tra Taranto e Ferrara?
«Qui ho ambientato un precedente romanzo, Con la faccia di cera, che aveva al centro la tragedia del Cvm, per la quale nessuno ha pagato. In quel libro fantasticavo il ritorno degli operai uccisi dal cancro che, come un’armata di fantasmi, si riprendevano la città: come Taranto, Ferrara paga, anche per ignavia, il prezzo di un modello di sviluppo che asservisce la vita al profitto».
Modeo, lei arriva dal Sud. Come lo guarda oggi?
«Innanzitutto come una terra a cui sono stato sottratto per avere la possibilità di un lavoro. Ma soprattutto guardo al Sud come un laboratorio politico decisivo su cui si gioca metaforicamente il futuro di tutti. In questo momento si ha il dovere di mettere in pratica politiche totalmente differenti rispetto al modo con cui abbiamo concepito la nostra società sino ad oggi».
Quando ha scritto “La terra del rimorso”?
«Questa piccola raccolta nasce a partire dal 26 luglio del 2012, quando il gip di Taranto sequestrò gli impianti inquinanti, dichiarando di fatto l’incompatibilità dell’Ilva con il lavoro degli operai e la salute dei cittadini. Insieme a tante e tanti, come attivista, ho fatto parte del movimento ambientalista che da quell’anno ha manifestato per la chiusura della fabbrica e la riconversione del territorio, provando a costruire e pretendere un’idea differente di città».
Che poesie sono quelle contenute in questa raccolta?
«Sono poesie civili. Sono certo che una piccola raccolta di poesie non muti nulla in termini politici, ma allo stesso tempo sono convinto che abbia il potere di muovere qualcosa nelle persone». —
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