La Nuova Ferrara

Viaggio tra Emilia e Veneto «Qui i confini non contano»

Matteo Bianchi

Il Grande Fiume dalla A alla Z nel nuovo libro di Crivellari Domani alla Feltrinelli presenta “Scrittori e mito nel Delta del Po” 

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TRE DOMANDE

Il flusso del Grande Fiume che ci lavora ai fianchi e intanto ci disseta dentro casa sembra non subire il corso del tempo, sembra immutabile sotto i nostri occhi ammaliati dalla sua lena. Diego Crivellari sorvola sia i ristagni della cronaca e i suoi detriti, sia le emergenze stagionali, riportando l’attenzione del lettore alla sfera esistenziale ed emotiva del Po, un bacino inesauribile di storie e di penne che hanno tentato di trattenerne il senso. Scrittori e mito nel Delta del Po, edito da Apogeo, è un dizionario letterario e sentimentale che l’autore presenterà con la giornalista Riccarda Dalbuoni, domani, alle 17.30, alla libreria Feltrinelli di Ferrara (via Garibaldi).

Dalla A di Aironi alla Z di Zanzare, voce dopo voce sfuma l’abbraccio tra terra e acqua, tra le certezze che si sgretolano di chi sfida la corrente e le infinite possibilità della vita stessa. Diego Crivellari pare quasi ispirarsi al Dizionario affettivo della lingua italiana, da poco rinnovato, nel quale le parole stanno al centro di ogni universo personale definendone gli argini.

Cosa l’ha spinta a organizzare un viaggio immateriale tra le immagini del fiume che Celati, Rumiz e Permunian, tra gli altri, hanno salvato per la comunità?

«È stato un vero e proprio lavoro di scavo, una ricognizione. Il Delta è un territorio unico, dove i confini tra Emilia e Veneto non contano. Ho rivolto lo sguardo soprattutto al contemporaneo, attingendo da etnologia, cinema e giornalismo. Gli scrittori in questione trasfigurano il Delta allontanandosi dai luoghi comuni che lo limitano. Si sentiva la necessità di una cartografia completa e riconoscibile della letteratura padana, specialmente degli autori non canonizzati».

Perché è tornato sulle loro tracce, differenziandone l’attitudine allo stupore tra camminatori e navigatori più o meno parziali?

«È stato un pretesto per inquadrarli in maniera informale: c’è chi si è fermato sulle rive e chi si è avventurato lungo i canali, come Brondi e Zamboni dentro il Canal Bianco e l’eco del suo passato. A seconda del punto da cui osservi il panorama cambia l’intera prospettiva del nostro territorio».

Qual è la voce a lei più cara, l’aneddoto in cui non ha mai smesso di riconoscersi?

«R di Resistenza è una di quelle a cui tengo di più. L’importanza della memoria collettiva attraverso il romanzo L’Agnese va a morire, ambientato nel cuore delle valli, è attuale come non mai. Cito anche l’opera di un grande storico, Angelo Ventura, che ha studiato la tipologia di Resistenza combattuta nelle paludi da braccianti e contadini con rischi enormi, essendo un terreno aperto. Si trattava di un’opposizione prima al Fascismo poi agli invasori nazisti». —

Matteo Bianchi

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