Giannini e la poesia «Colpa della scuola se la odiamo tutti»
Con la sua inconfondibile voce legge opere di poeti e scrittori «Protagonista la donna e chi ne ha lodato la bellezza»
Di certo l’effetto è particolare, perché sembra di essere al telefono con Al Pacino o Robert De Niro, due delle tante star di Hollywood doppiate dal grandissimo attore spezzino. Attore che questa sera torna a distanza di molti anni ad esibirsi in un teatro ferrarese, precisamente al teatro dei Fluttuanti di Argenta.
Giannini è l’interprete di “Le parole note” e spiega come «questo sia un spettacolo libero. Ci sono un serie di testi che leggo (Leopardi, Pablo Neruda, Garcia Lorca, Marquez e classici come Shakespeare, Angiolieri, Salinas), ma ogni sera decido l’ordine, quali testi leggere e portare in scena. Dipende da molte cose, fra le quali le reazioni del pubblico. Si tratta una jam session vera e propria fatta di parole note, nel senso di testi di autori noti e di testi noti al pubblico che, però, vengono letti. La poesia necessita di essere letta ma il principio in scena - spiega Giannini - è quello dell’improvvisazione, a volte coinvolgendo il pubblico, che finora si è sempre divertito».
La poesia va recuperata visto che a scuola si impara sempre meno?
«Premesso che pure io come tanti l’ho odiata a scuola, ma è perché a scuola non ci viene insegnata così, sono i professori che l’hanno fatto odiare perché non la sanno leggere bene. Ma se la leggi bene e la spieghi ci puoi aprire una discussione e a questo punto diventa filosofia. Prendiamo ad esempio Leopardi, è stato un grande filosofia. Dalla poesia nascono sempre confronto e dialogo. Poi in questo lavoro la vera protagonista è la donna, la bellezza, così recito poeti e scrittori che l’hanno raccontata e lodata».
In un’intervista su questo spettacolo parlando del Marco Zurzolo quartet che l’accompagna sul palco ha detto che “non fanno da tappeto ai testi”...
«La musica c’è e ha un ruolo fondamentale ma di certo non è lì come accompagnamento, perché la poesia non ha bisogno di pianoforte, chi la legge così fa una str... La musica ha un ruolo suo, importante, crea una situazione e dialoga con me, c’è interscambio con i musicisti, a volte capita anche di discutere sulla scaletta».
È stato uno dei protagonisti del film “Blow up” del regista ferrarese Antonioni, ma la lontananza dal teatro le ha impedito di tornare nella nostra città...
«In effetti è da un po’ che non vengo a Ferrara, ma il fatto stesso di non lavorare a teatro mi fa girare meno, se non per ragioni personali ovvio. Intanto, però, devo dire che “Le parole note” mi permette di tornare sul palco in un’esperienza molto bella».
È il direttore artistico del Centro sperimentale di cinematografia a Roma, quanti aspiranti attori incontra ogni anno?
«Ne arrivano circa 180 ogni anno e alla fine noi ne dobbiamo scegliere 14, 7 maschi e 7 femmine, figuriamoci... Quando parlo ai ragazzi, infatti, dico che la prima cosa importante è avere la possibilità di fare questo mestiere. Se poi si riesce ad entrare si scopre che è un mondo fantastico, nel quale non conta solo recitare. Magari tutti riescono, il divertimento e la sfida vere è quello di cimentarsi in cose nuove e non penso solo alla separazione fra cinema e teatro. Poi, lo devo ammettere, invidio chi sa fare bene un personaggio e fa sempre quello, penso a Chaplin con Charlot o anche all’indimenticato Troisi con la sua personalità. Io invece ho cambiato tante parti, imparato dialetti, fatto cose difficili, ma d’altronde essendo timido mi sono nascosto dietro questi personaggi». —
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