Platonov all’Abbado Così Čechov racconta le fragilità dell’uomo
Il Mulino di Amleto da oggi a domenica protagonista a teatro Il regista: «Dal dramma emerge il bisogno di comprensione»
Ci vuole coraggio per mettere in scena un dramma di Anton Čechov e ne serve ancor di più per allestire un testo dai più considerato “inallestibile”. Il Mulino di Amleto, giovane compagnia teatrale che torna al Teatro Comunale Abbado di Ferrara per la terza volta, ha avuto il coraggio e la sfrontatezza di portare in scena “Platonov”, opera semisconosciuta del drammaturgo russo ma non per questo meno importante. Anzi, in “Platonov”, con le sue 230 pagine e i suoi 23 personaggi, c’è già tutto l’universo čechoviano. Ancora rudimentale e a tratti farraginoso, d’accordo, ma c’è. A mettere insieme i pezzi del dramma russo composto sul finire dell’Ottocento ma pubblicato postumo nel 1923, sono stati Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi, quest’ultimo anche regista dell’allestimento che da oggi a domenica sarà in scena a Ferrara.
LA GRANDE SFIDA
«Per noi lavorare a “Platonov” è stata una sfida ma anche una grande possibilità perché - spiega Lorenzi - è un testo che non si vede quasi mai in giro. Potevamo fare “Il gabbiano” ma abbiamo preferito concentrarci su questo. È stata una fortuna incontrare dei produttori che hanno creduto in noi e in questo progetto». Tra Lorenzi e Čechov c’è un rapporto quasi d’amore «spero corrisposto», scherza il regista. «Dormo con i suoi libri sul comodino. L’ho scoperto ai primi anni dell’Accademia e non ho più potuto farne a meno; ha saputo raccontare l’essere umano in maniera unica».
SULLA SCENA
L’azione si svolge nella tenuta caduta in disgrazia di Anna Petrovna, dove in una calda estate una serie di personaggi trascorrono serate vuote tra fiumi di vodka. Tra questi il maestro elementare Platonov, conteso tra la moglie Sasha, la stessa padrona di casa e la giovane Sofja. Della combriccola fanno anche parte Sergej Pavlovic Vojnjcev – figliastro di Anna e artista teatrale – il ricco Porfirij, il figlio Kirill, giovane medico scriteriato e, infine, Sasha, moglie tradita di Platonov. Una festa sopra la tragedia, per personaggi insolitamente comici malgrado l’insostenibile solitudine e l’inconsistenza della loro ricerca di amore.
«È un testo che parla della nostra incapacità di vivere le opportunità e le felicità del presente. Čechov ci ricorda costantemente quanto siamo fragili come esseri umani e quanto sono complesse le relazioni. Dalle sue drammaturgie emerge il continuo bisogno di sentirci compresi e amati». Lorenzi però, anche se lo spettacolo sta andando bene, non nasconde le titubanze continue che hanno accompagnato la fase di studio, riscrittura e allestimento di “Platonov. Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove”. «Non è stato semplice trovare un equilibrio linguistico. Čechov utilizza un linguaggio “carsico”: in superficie poche parole, scorre tutto sotto».
SEMPRE ATTUALE
«Quanto abbiamo bisogno di lui oggi? Tantissimo. E continueremo ad averne. L’umanità che ha esplorato - spiega Lorenzi - non è invecchiata. Magari alcune forme risentono del tempo ma i contenuti no. L’essere umano è perennemente contemporaneo e così - termina il regista -anche Čechov».
Lo spettacolo andrà in scena oggi alle 15, domani alle 21 e domenica alle 16. Biglietti da 7 a 32 euro. —
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