La Nuova Ferrara

Samusà, ovvero l’altra faccia di Virginia «Far ridere mi dà un potere meraviglioso»

Davide Bonesi
Samusà, ovvero l’altra faccia di Virginia «Far ridere mi dà un potere meraviglioso»

L’attrice e imitatrice racconta lo spettacolo in scena giovedì e venerdì a Ferrara. Raffaele: vi porto al luna park, fra risate, sogni e malinconia 

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l’intervista



È indiscutibilmente una delle grandi stelle della tv italiana, perché in una sola donna si trovano un’attrice, una imitatrice, una conduttrice, che all’occorrenza sa fare a ballare e cantare. E Virginia Raffaele nel suo nuovo spettacolo “Samusà” farà trovare un po’ di tutto questo. Dopo il debutto dello scorso sabato a Vignola, la Raffaele resta nella nostra regione, visto che giovedì e venerdì sera andrà in scena al Teatro Comunale Abbado di Ferrara. Città a cui è legata, visto che l’autore delle musiche originali dello spettacolo è Teo Ciavarella, per 15 anni insegnante al Conservatorio Frescobaldi di Ferrara, più volte a teatro con lei per un legame che prosegue in quest’ultimo lavoro.

In “Samusà” la Raffaele fa un passo indietro nel suo passato, quello di bambina crescita in un luna park.

«È uno spettacolo in cui si ride tanto - racconta l’attrice alla Nuova Ferrara -, ma ci sono anche dei momenti poetici e perfino una sorpresa, in chiave totalmente folle, coerente con il luna park e in generale con questo spettacolo. La partenza sono io, le giostre e il popolo dei giostrai, sempre meno considerato e devo ammettere che è bello poterne parlare, portare questa bandiera, per una cosa diversa dal solito».

Qualche giorno fa il suo amico Ciavarella ci raccontava di come stesse lavorando sodo per il debutto...

«Non lo dico mai, ma è tutto a posto per lo posto, abbiamo delineato gli ultimi particolari poi lo so che in un lavoro teatrale serve sempre più tempo e, alla fine, gli spettacoli si fanno con il pubblico, il feedback è fondamentale».

Il teatro è indubbiamente più affascinante della tv.

«È molto diverso, tutta un’altra cosa ed è quello che mi eccita e mi terrorizza allo stesso tempo. Il mio obiettivo è portare sempre qualcosa di nuovo, il teatro mi dà libertà, non voglio ripetere quanto portato in tv. Le maschere mi appartengono, ma sono solitamente maschere imitative mentre in questo spettacolo ci sono più monologhi, c’è più teatro, sognante e divertente, un’altra faccia di me... Parto dalle mie origini, il luna park negli anni ’80 con ricordi velatamente poetici e malinconici che presento attraverso il teatro, fra maschere sì ma quelle della commedia dell’arte, sono interpretazioni, caratterizzazioni, performance di fatto».

È molto amata dal pubblico, di certo in televisione ma pure a teatro dove non si perdona all’artista lo scarso impegno...

«Vero, in tv la gente ti guarda sdraiata sul divano e se la freghi dice “vabbé” e cambia canale. A teatro no, le persone si sono preparate, sono uscite di casa e hanno pagato un biglietto, ti dedicano del tempo per cui tu devi ripagarle con il massimo impegno. Insomma, il pubblico non è scemo e l’affetto che prova per me e altri è legato al rispetto che diamo loro. Il mio è il lavoro più bello del mondo ma è anche molto faticoso per tutto quanto c’è dietro, io poi so’ pignola (in romano; ndr). E a questo giro non volevo fare semplicemente imitazioni, voglio vedere la reazione della gente a teatro».

E poi quanto la soddisfa far ridere il pubblico?

«Far ridere è veramente una cosa impagabile, mi dà un potere meraviglioso».

E l’amico Ciavarella?

«Teo come sempre è di grande aiuto per me. Questa volta non mi segue nella tournée ma in questo spettacolo c’è la sua supervisione musicale, ha scelto i brani editi e ha scritto apposta inediti».

A proposito di amici, Bertolino in una intervista ci ha detto che le imitazioni vere richiedono notevole preparazione.

«Certamente, per quelle che io amo definire maschere la superficialità non aiuta. Io ci metto sempre una parte di fantasia, la ritengo fondamentale. Penso a Carla Fracci (una delle sue imitazioni più riuscite; ndr): so che farla muovere come Totò c’azzecca nulla - conclude -, ma è una mia riflessione legata a quel personaggio». —



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