Il Gruppo del Tasso festeggia dieci anni E il dono dell’artista è una tela del poeta
Due giorni di iniziative mettendo al centro narrativa e poesia Carrà ha curato un volume illustrato sugli eccessi del calcio
Il prossimo fine settimana, precisamente venerdì 21 e sabato 22 febbraio, sarà celebrato il decennale dell’Associazione ferrarese “Gruppo del Tasso”. Sarà un compleanno con nuovi e vecchi amici, in alcuni luoghi della città significativi per questo gruppo. «E lo faremo in difesa di ogni narrazione, come abbiamo sempre fatto», dicono i membri.
Ma il compleanno del Gruppo del Tasso, del quale è stato presentato ieri il programma, comincia con un dono inaspettato, un’opera di Marcello Carrà dedicata alla passione che i ragazzi infondono da dieci anni nell’attività associativa. Una passione per la loro Ferrara, coniugata sia al passato che al presente, per chi ne vive il quotidiano e, soprattutto, per la necessità di nutrire la propria sfera immateriale con la cultura, con dei significati che diventino realtà.
A differenza dei soliti circoli letterari, infatti, per i “Tassi” è sempre stata una questione di fare comunità, prima di mettere in risalto i singoli successi. L’artista ferrarese (noto per i suoi grandi lavori a penna bic) si è aggregato a loro da tempo, da quando Stefano Benni venne a cercare in città l’ippogrifo dell’Orlando furioso e i giovani seguaci tassiani gli risposero entusiasti con un disegno dello stesso Carrà. Ma di più, proprio in quell’occasione il palco della sala Estense fu popolato dalle gigantografie di tre sue bizzarre creature.
il dono
Sulla tela che ha destinato a loro l’artista ha raffigurato sempre, con la sua inesauribile bic a inchiostro nero il viso del poeta cinquecentesco trapassare il libro che sta leggendo. Conclusa l’ultima mostra al Museo di storia naturale, dal titolo “Nel paese della meraviglia”, Carrà si è immerso nella realizzazione di un volume illustrato, una chicca incentrata sulle storture attorno al gioco del calcio. L’anteprima è uscita sul numero di Linus del settembre 2019. «Considero la letteratura un mondo artefatto dall’autore - dice Carrà -, in cui ci proiettiamo a tal punto da dimenticarci per qualche ora persino la nostra identità. È un mondo parallelo nel quale possiamo perderci senza sensi di colpa e fantasticare».
Lo stacco tra il libro che il poeta stringe in mano e il resto del suo corpo è evidente: «È scisso e contraddittorio quanto lui: ho tracciato volutamente il suo profilo in modo netto e sintetico, invece il resto della figura l’ho trattato in maniera tradizionale con il chiaroscuro».
il tema
Torniamo al gioco del calcio, perché mettere in croce le tifoserie? «Non metto in croce nessuno, tratto gli aspetti comportamentali e relazionali estremi legati al calcio; gli eccessi di tifo, anche dovuti ai media, che invadono le nostre case. Se una volta era la religione l’oppio dei popoli, citando Marx, oggi è il pallone. Ho iniziato i disegni d’impulso, poiché il continuo bombardamento di notizie sul calcio mi stava esasperando, quasi fosse un rumore di fondo incoraggiato per tenere sempre il popolo narcotizzato su argomenti fatui, mentre i veri problemi sociali venivano relegati in secondo piano».
Di certo l’approccio di Carrà - e lo conferma anche questo volume sul mondo del calcio -, è ironico, non critico… «L’ironia prima di tutto - risponde Carrà -. Sono i disegni a suscitarla ed a influenzare il testo, non viceversa. Non ho mai avuto intenzioni didascaliche, non mi interessano. La mia formazione è di tipo scientifico, perciò segni e parole si completano a vicenda. Le mie fonti rimangono le tavole illustrate dei secoli scorsi, fra ’700 e ’800, specialmente quelle degli esperimenti anatomici. Non mi limito alla dissertazione sportiva anzi, il calcio diventa un pretesto per affrontare gli eccessi esistenziali, come la violenza gratuita nei confronti del prossimo. C’è passione e passione». —
D.B.
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