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Quando un manifesto diventa opera d’arte Il décollage di Rotella e la nostalgia nel ’900

Micaela Torboli
Quando un manifesto diventa opera d’arte Il décollage di Rotella e la nostalgia nel ’900

In esposizione il quadro tratto dal poster di uno spettacolo Strappi e rielaborazioni raccontano i sentimenti di un’epoca

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La collezione Franco Farina è lo specchio degli interessi dello storico direttore di Ferrara Arte, grande esperto d’arte scomparso nel 2018 e uomo di cultura e d’azione intellettuale. Le opere sono ora possedute dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, grazie al dono di esse da parte di Lola Bonora, che ha condiviso vita, gusti e progetti di Farina. In questo periodo una selezione del fondo è esposta nel Pac di Ferrara. Se ne percepiscono e delineano così i modi, la scelta degli stili e le più profonde finalità. Quale sia il valore e la qualità delle opere si leggerà sperabilmente in un catalogo prossimo venturo. Ma anche solo concentrando lo sguardo su un’opera tra le tante, è possibile valutare alcuni contenuti degni di approfondimento.

L’OPERA

Ad esempio, si prenda il décollage Nostalgia veneziana di Mimmo Rotella, datato 1962. Un décollage è una specie di collage all’inverso: si sceglie una immagine che verrà artisticamente strappata, sovrapposta ad altre, elaborata tematicamente grazie ad impressioni dell’esecutore e rielaborazioni di quanto creato da altri, con scopi diversi. Tra i pionieri di questo sistema artistico emerge Rotella (1918-2006), di fatto aderente ad una sorta di Nuovo Realismo che rifugge dalla rappresentazione astratta, affascinato dalla Pop Art, e ai suoi linguaggi di elevata e semplice comprensibilità, poi complicati da inserimenti ideologici e critici.

POP ART

In effetti, così come si può fare con le opere di Warhol che riproducono lattine di zuppe o bottiglie di bibite, gli oggetti che sono alla base della elaborazione artistica di Rotella hanno di per sé stessi storie e abbondanti profili estetici e tecnici. Nell’opera di Rotella a Ferrara si parte da un poster cinematografico, con tanto di marca da bollo e timbro di autorizzazione per essere esposto. Pubblicizzava un film a episodi diretto nel 1962 da quattro registi francesi, Jacques Poitrenaud, Marc Allégret, Michel Boisrond e Claude Barma. Il titolo era Les Parisiennes, tradotto in Le parigine. Nell’immagine centrale del décollage, gli occhi malinconici della bionda Dany Robin sono in evidenza. Siccome lo strappo sottrae parte dell’inquadratura, che è in partenza bizzarra, vengono ridimensionati i grandi piedi calzati in scarpe stringate del compagno dell’attrice, che nell’originale le sfiorano il viso assorto in non lieti pensieri, mentre è sdraiato accanto a lei in senso opposto. Il poster è vivido di colori essendo ricavato da una foto di scena, mentre il film è in bianco e nero, ma il titolo risulta celato dallo strappo e riconoscerlo senza una accurata indagine non è oggi cosa immediata.

FILM A EPISODI

Rotella usava talora mascherare giocosamente ogni segno identificativo dei materiali da riuso, per sviluppare il suo segnale in libertà. All’epoca della creazione, del resto, l’operazione di comprensione doveva essere più facile, dato che Le Parigine era coevo al quadro di Rotella e il poster, ovvero manifesto, benché ridotto, fu a lungo riconoscibile dagli spettatori. Il film ebbe un successo internazionale anche per via delle musiche allegre e del twist scatenato che vi erano inseriti, l’attrice era nota come il cast tutto e solo il tempo trascorso ha allontanato i messaggi latenti al punto da dover studiare il quadro come fosse un’opera antica.

SOVRAPPOSIZIONI

Lo sfondo di Nostalgia veneziana, azzurro scuro a grandi lettere nere, proviene invece dai manifesti di un musical sempre del 1962, Sembra Facile di Italo Terzoli, Bernardino Zapponi e Vito Molinali. Il poster strappato non sembra quello ufficiale dello spettacolo, che è noto e ben diverso, ma una locandina fai-da-te, ciclostilata, come spesso accadeva nei teatri di provincia. Altri lacerti presenti nel quadro, davvero minimi, sono di maggior complessità di lettura e anzi non lasciano margini di indagine, così che per ora hanno contenuti da specificare: forse il più grande potrebbe derivare dalla scritta Casinò Municipale di Venezia. Nella parte alta si legge il nome di Osvaldo Brusati, grafico e disegnatore, attivo nel mondo del cinema, del marketing e della pubblicità.

Brusati, classe 1937, potrebbe fornire una testimonianza riguardo la presenza del suo nome in Nostalgia veneziana e, se non è ancora stata raccolta o pubblicata, la cosa sarebbe davvero stimolante. —

Micaela Torboli

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