Valtellina al top Una terra votata al vino E che buoni i pizzoccheri
In tavola tante specialità per palati fini A livello enologico ha 7 Docg e una Doc Il primo piatto è di grano saraceno
In una logica globale, in cui in ambito enogastronomico lombardo non siano considerate centrali le zone dell’hinterland Milanese, le colline del Bresciano o l’Oltrepò Pavese, impossibile trascurare l’importanza della Valtellina. La storia del successo commerciale di quella che è, dati alla mano, l’area terrazzata più vasta d’Italia (850 ettari declinati in circa 2.500 km di “terrazze”) è antichissima e legata, soprattutto, forse a sorpresa, al vino, dato che la produzione vinicola, in quell’anfiteatro naturale rappresentato dalle Alpi Retiche è tradizione consolidata, fonte sia di autoconsumo che di reddito, vista la vicinanza con il confine Svizzero, sia tratta di viticoltura cosiddetta “eroica”, viste le condizioni non esattamente agevoli in cui viene praticata, ma origine di vini esportati, con successo, già dal Medioevo.
vino top
La “religione”, in Valtellina, si chiama Nebbiolo, che nella variante Chiavennasca, declinata nelle versioni (sorta di toponimi) Sforzato, Inferno, Grumello e Sassella, rappresenta un compattissimo poker d’assi. Schermato dagli influssi delle correnti alpine, correttamente irraggiato, orograficamente ricco, con il corredo della brezza proveniente dal lago di Como, il territorio della Valtellina ha sempre mostrato le sue potenzialità. Vendemmie manuali, svolte con la particolarità delle “gerle”, utilizzate dai “portini” per muoversi sugli appezzamenti scoscesi, il territoriale per eccellenza ha come compagni di viaggio la Pignola, la Rossola, la Prugnola, oltre al Merlot e al Pinot nero, utilizzati qui come uve da taglio. Ben 7 Docg, una Doc e un Igt, un parco di vini di indubbio livello.
a pancia piena
Da un punto di vista gastronomico la tradizione non è di minore importanza, numerosissimi infatti sono i piatti tipici, per esempio le “sciatt”, frittelle di grano saraceno con un preziosissimo cuore filante di formaggio, i magnifici, molto simili, chisciöi – impastati con il mitologico Valtellina Casera – fonte, in zona Tirano e Sernio, di una vera e propria divinazione, concretizzata in sagre dal grande successo, o ancora il “taroz”, purea di patate e fagiolini, condita con burro fuso e formaggio valtellinese, i deliziosi gnocchetti della Valchiavenna, fatti di pane raffermo e latte e conditi con un poker di formaggi da urlo, tra cui spicca lo splendido Valtellina Casera Dop. Tra i secondi, ovviamente, impossibile non citare il brasato con la polenta taragna, anche se ovviamente il piatto per cui la Valtellina è giustamente famosa a livello nazionale sono i celeberrimi pizzoccheri: tagliatelline di grano saraceno, preparate fresche e consumate con verze, Valtellina Casera Dop e burro, un piatto la cui origine si perde nella notte dei tempi, è il modo migliore per glorificare una coltura, proprio quella del Fagopyrum esculentum, in zona vecchia di centinaia di anni, e, non secondariamente, ideale alimento per i celiaci. —
Riccardo Corazza
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