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musica 

Dente, ma senza chitarra acustica «Mi serviva un cambio di marcia»

Piero Negri
Dente, ma senza chitarra acustica «Mi serviva un cambio di marcia»

È la grande novità nell’omonimo disco del cantautore parmense in uscita oggi «Brani nati sul piano e non sapevo suonarlo... così ho ritrovato la semplicità»

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Giuseppe Peveri da Fidenza si tiene il nome d’arte, che poi è un nomignolo familiare di quando era ragazzo. Dente: così si firma, così intitola il suo settimo album, che esce oggi, giorno del suo 44º compleanno. Per la prima volta mette la sua faccia in copertina, perché in queste 11 nuove canzoni lui ci trova un «forte senso di identità», malgrado tanto sia cambiato rispetto al passato. «Per la prima volta non c’è la chitarra acustica, ho scritto molte canzoni al pianoforte, uno strumento che non sapevo suonare e mi ha obbligato a una semplicità che temevo di perdere. Per la prima volta ho tanti collaboratori, in passato mettevo le mani un po’ ovunque. Ho capito che se voglio superare i miei limiti devo fidarmi degli altri».

«canzoni matte»

Dente è sbucato dal nulla nella seconda metà degli anni zero, con canzoni molto semplici, un po’ naif (lui le chiama «canzoni matte»), registrate alla chitarra, in casa sua. Cose piccole, spesso anche brevi; segnarono l’avvento dell’ondata indipendente che ora domina il panorama pop. Dente è stato decisivo nel far crescere quell’ondata, ma non l’ha cavalcata, forse perché passa più tempo a ridefinirsi che a sfornare canzoni. «Sei stato il primo a fare certe cose! Me lo dicono in tanti, forse è anche vero. Però mi dispiacerebbe rimanere un precursore. Vorrei giocare le partite».

Dice questo anche perché nel nuovo album c’è una canzone, Tra 100 anni, in cui si chiede che ne sarà della sua musica quando lui non ci sarà più: «Cosa lascerò? La mia musica sarà conosciuta, ricordata? Mi piace interrogarmi sulle cose che non hanno risposta». Il ché ci porta a parlare di cosa siano poi le canzoni, così leggere e capaci di durare nel tempo. «La mia teoria è che le canzoni in realtà non esistano. Lo penso da sempre. Non sono tangibili, al massimo possiamo scattar loro una foto: ecco com’è questa canzone nel 2020. Ma nel 2025 sarà diversa, così come era diversa nel 2018. Sono come le persone, ma a differenza delle persone non esistono. Infatti non muoiono mai».

inizio tardivo

Dente dice di essere un «non musicista». Ha iniziato a suonare la chitarra tardi, a vent’anni, dopo aver trascorso l’adolescenza in sala prove con gli amici, come spettatore: «Non so cos’è successo, c’era una chitarra scassata in casa, il giorno dell’esame di maturità ho deciso di provarla. Ho cominciato a mettere le dita dove mi pareva suonasse bene e a mettere in musica cose che avevo scritto, poesie, pensieri. A scrivere canzoni senza sapere che accordi usare. Per registrarmi, usavo lo stereo di mio padre. Era un modo per esprimermi, le canzoni sono sempre state terapeutiche per me. Lo sono ancora. Anche ora, scrivo per lo più nei momenti tristi. Sento di essermi messo a nudo in questo disco, di aver fatto un salto in avanti. Poi non so, c’è una canzone dell’album che gira alla radio, Cose dell’altro mondo. Tra quelli con cui ho parlato, nessuno s’è accorto che non c’è la chitarra acustica, che per me è un cambio enorme, epocale. Ci sono suoni elettronici, nessuno ha fatto una piega. Alcuni hanno detto: è bella, perché poi tutti le canzoni le dividiamo in belle o brutte, è giusto così». —



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