Gatto e le sue lezioni fra tecnica e vita «Io batterista jazz amo Beatles e prog»
Il musicista romano avrà una cattedra al Frescobaldi «La passione? È nata in casa e ai concerti con papà»
«Sono quello che sono e quando insegno cerco di trasmettere ai miei allievi un bagaglio culturale fatto di tecnica ma anche di tutto quello che ruota dentro e attorno al mondo della musica; cerco di farli entrare in un universo che non hanno vissuto e che per me è stato fondamentale». Si definisce un insegnante atipico Roberto Gatto, batterista romano che da quarantacinque anni si divide tra concerti, club, studi discografici e conservatori. Il musicista, insieme a Fabrizio Puglisi e Marta Raviglia, sarà tra i nuovi docenti del Frescobaldi di Ferrara. Da quest’anno accademico, infatti, i tre jazzisti porteranno la loro esperienza e professionalità al servizio del conservatorio ferrarese.
STUDIO E PASSIONE
«Per me la musica è prima di tutto una questione di famiglia. In casa mia c’è sempre stata e mio padre, appassionato di jazz, mi portava ai concerti. Ascoltavo di tutto ed ogni sera era un evento». A Gatto bastano poche parole per tornare all’infanzia e a un mondo, quello a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, che ha lasciato segni indelebili nella sua memoria. La passione per la batteria trasmessa dallo zio, i vinili ascoltati migliaia di volte, le centinaia di chilometri percorsi per andare a vedere un concerto piuttosto che un altro. «Quando parlo di formazione parlo anche di questo. Io - spiega il batterista - attraverso la storia dei grandi, ma anche con l’ausilio di ricordi e aneddoti privati, cerco di spiegare la musica ai miei allievi». Le esperienze, la vita vissuta on the road e la musica oltre lo spartito, fanno di Gatto un insegnante capace di trasmettere a giovani musicisti, o aspiranti tali, un mondo che va al di là dei libri, delle aule studio e delle ore di esercizio (fondamentali) da fare a casa quotidianamente.
NON SOLO JAZZ
«Sono cresciuto ascoltando i Beatles e i Led Zeppelin ma anche Duke Ellington e James Brown. Sono per lo più conosciuto come “batterista jazz” ma io la musica la amo tutta. Mi diverte il pop, credo nella forza del rock e del soul e mi piace tantissimo anche la musica “leggera” italiana. Ho collaborato con tantissimi artisti, da Ornella Vanoni a Gianni Morandi, da Lucio Dalla a Pino Daniele a Ivano Fossati e mi sono sempre divertito». La sua passione principale però, quella che ha smosso un po’ tutto fin dagli esordi, è per il progressive (e per Jimi Hendrix).
L’INSEGNAMENTO
A Ferrara Roberto Gatto avrà la cattedra di batteria e percussioni ma quella al conservatorio Frescobaldi non è la sua prima esperienza nell’insegnamento.
«Dopo tanti anni in cui mi sono dedicato unicamente a dischi e concerti è arrivato il momento dell’insegnamento. Di masterclass e seminari ne ho sempre fatti ma è stato circa dieci anni fa che ho iniziato a fare l’insegnante. Per un po’ di tempo sono stato docente al conservatorio di Roma poi mi sono preso una pausa e ho vissuto a New York, non volevo avere vincoli, volevo pensare solo alla musica. Tornato in Italia - prosegue il musicista - ho ripreso l’attività, imparando anche ad alternarla con la mia carriera. Rifiutare la cattedra a Ferrara mi pareva sciocco; sarà la mia prima esperienza di lavoro a tempo indeterminato».
IN STUDIO
E il disco del cuore? A fronte di tutte le collaborazioni, le incisioni e quello che è (ed è stata) la sua carriera, non è facile individuare un solo album, 33 giri o cd che sia. Difficile racchiudere tutto in un lato A o un lato B. «Uno non lo riesco a individuare, posso indicarne due. Il primo è sicuramente il mio album d’esordio solista, Notes, realizzato nel 1986 con Michael Brecker. Il secondo - conclude il batterista romano - è Plays Rugantino del 2001. Qui ho riletto la commedia musicale scritta da Armando Trovajoli; un’opera che porto nel cuore fn dalla mia infanzia, che era cara anche alla mia famiglia e che desideravo fare da tempo». —
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