La Nuova Ferrara

«L’obiettivo è capire come migliorare la vita delle persone»

Valentina Arcovio

Elena Martini, un ingegnere biomedico che lavora con avanzatissimi esoscheletri 

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LA STORIA/2



«Se non avessi avuto paura del sangue, probabilmente sarei un medico. Il desiderio di fare un lavoro che potesse aiutare gli altri mi ha portato qui tra i robot, sognando un futuro in cui queste macchine diventeranno comuni come biciclette». Elena Martini, 29 anni, è molto riservata quando si tratta della sua vita privata, ma non può fare a meno di entusiasmarsi quando al centro del discorso c’è il lavoro. Nata a Bagno a Ripoli, Comune della città metropolitana di Firenze, Martini è un ingegnere biomedico, impegnata nell’ultimo anno di dottorato presso l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. «Mi sono ritrovata a lavorare con avanzatissimi esoscheletri e con un’idea fissa: in che modo queste macchine possono migliorare la vita delle persone? ». Una domanda a cui è riuscita parzialmente a rispondere con uno studio di cui è prima firmataria, pubblicato su «Scientific Reports». «Abbiamo dimostrato – racconta – che l’esoscheletro di bacino, finora utilizzato per la riabilitazione di pazienti con problemi neurologici o con amputazione di arti inferiori, aiuta gli anziani a mantenersi allenati». «È bello pensare che certi tipi di dispositivi, nati con l’idea di rendere più forti i soldati, siano utilizzati per scopi civili». La scienziata vorrebbe rendere possibile questa rivoluzione e vorrebbe riuscirci in Italia. «Lo so che qui è più difficile lavorare nel settore della ricerca e dello sviluppo, ma mi impegnerò a raggiungere l’obiettivo». —



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