«Un cervello virtuale per arrivare a testare nuove terapie e cure»
Alice Geminiani, neuroingegnera a Milano: questa è la realizzazione di un sogno»
LA STORIA/1
Nicla Panciera
Lì al confine tra il noto e l’ignoto, cercando risposte a domande complesse, come quelle sul cervello: per Alice Geminiani, neuroingegnera, essere una ricercatrice è «la realizzazione di un sogno». Dopo la laurea in ingegneria biomedica e il dottorato al Laboratorio di neuroingegneria e robotica medica «NearLab» del Politecnico di Milano, è nel team del Laboratorio di neurofisiologia diretto da Egidio D’Angelo dell’Università di Pavia.
Qui, lavora su «modelli computazionali basati su reti neurali del cervelletto perché – spiega – si tratta di una struttura fondamentale, con miliardi di cellule». Simulare l’intero encefalo era uno degli iniziali obiettivi dello «Human Brain Project», progetto da 1.2 miliardi finanziato dall’Europa, di cui D’Angelo coordina una parte. «Con i nostri modelli computazionali sugli input sensoriali ci avviciniamo il più possibile al funzionamento della struttura biologica, di cui rappresentiamo le proprietà, dalla sinapsi fino all’intera rete neurale».
Non solo. «Oltre al funzionamento della rete neurale, ora ne stiamo modellizzando la struttura, integrando i dati sulla morfologia di ogni cellula».
L’obiettivo è triplice: progredire nella conoscenza, disporre un cervello virtuale per testare nuove terapie e arrivare a una «teoria del tutto».
Sacro Graal delle neuroscienze. «Il progetto mi ha fatto viver la dimensione internazionale della scienza. Ho avuto molte supervisor donne, da Alessandra Pedrocchi a Claudia Casellato. In un mondo pieno di pregiudizi verso le donne le figure femminili di riferimento sono fondamentali». —
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