La Nuova Ferrara

il personaggio 

I 60 anni di Ligabue: Certe notti tra chitarra, amici e coraggio

Piero Negri
I 60 anni di Ligabue: Certe notti tra chitarra, amici e coraggio

Oggi il compleanno del musicista: «Ho stretto un patto con chi mi ascolta» Il 12 settembre il grande concerto al Campovolo: esauriti i 100mila biglietti

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Buon compleanno, Liga. Oggi sono 60, come al solito te ne starai in casa, quest’anno più che mai. Unica uscita, un messaggio sui social.

Il tributo al maledetto virus l’hai già pagato, con l’annuncio dello spostamento al 2021 dei sette concerti europei previsti per maggio. Pazienza, il sacrificio non è enorme, in un anno che per te sta tutto in una data, 12 settembre 2020, a Campovolo, Reggio Emilia, la festa per i trent’anni di carriera.

Luciano Ligabue è nato il 13 marzo 1960, il suo primo album uscì nel 1990, le ricorrenze nel suo caso sono sempre facili da ricordare.

TRENT’ANNI FA

Di questi tempi, 30 anni fa, si cominciava a parlare di lui. Lavoravo a un programma tv di Raidue, ricordo bene con quale enfasi ce lo propose la casa discografica. Rispondemmo bruscamente: parliamone quando arriva a centomila copie. La casa discografica era la Wea, aveva molti big dell’epoca, Phil Collins, Madonna, Prince, lavorare con loro era sempre un braccio di ferro.

CENTOMILA COPIE

L’album Ligabue uscì a maggio, toccò le centomila copie in un lampo. Il giorno in cui accadde, ricevemmo la telefonata della Wea, poco dopo Ligabue in persona entrò trionfalmente in redazione, accompagnato dai discografici. Ci credevano, e avevano ragione, perché Ligabue non era un prodotto loro. Gli era arrivato formato da anni di vita, più che di gavetta.

Era salito per la prima volta su un palco l’8 febbraio 1987, al Centro culturale Lucio Lombardo Radice di Correggio, sogni di rock’n’roll e Pci. Un mesedopo avrebbe compiuto 27 anni, l’età in cui sono morti Janis Joplin, Jimi Hendrix, Kurt Cobain e Amy Winehouse era per lui quella dell’esordio.

IL SOGNO

«Ci arrivai tardi, ma mi trovai benissimo, ancora oggi non ho capito perché non si può stare tutti i giorni su un palco», mi disse nel 2014. Aveva sognato di essere il nuovo De Gregori, poi la svolta con una canzone, Sogni di rock’n’roll: «Dopo un sabato sera per me particolare, ho scritto una canzone semplice, essenziale, anche come racconto. Tutte le canzoni che ho scritto poi sono parenti di quella».

In questi trent’anni ha cambiato diversi gruppi, ha cambiato suoni ma non il modo in cui scrive i pezzi, sempre alla chitarra, ha cambiato modo di cantare e anche un po’ la voce, ma non l’intenzione. «Prima ho mandato avanti i personaggi – mi raccontò una volta – poi dal loro sono passato al noi e infine all’io. Ho stretto un patto con chi mi ascolta: vi dico come la penso, la sento, come ho vissuto. Su questo potete contare. E io posso contare su di voi? Scrivo canzoni sentimentali, più dell’idea mi interessa il sentimento, lo stato d’animo che ha originato l’idea e la porta a spasso per il mondo. Odio parole come pubblico, generazione, giovani. Mi importano gli individui».

COLONNA SONORA

Un paio d’anni fa fui invitato a partecipare a una lezione del professor Panarari all’Università Bocconi, a Milano. Dovevo parlare di giornalismo musicale, finimmo, ovviamente, a parlare di musica. Tra i ragazzi, praticamente tutti erano stati a un concerto di Ligabue. Una studentessa mi spiego perché, disse che il Liga era per loro quello che Lucio Battisti era stato per i loro genitori, una presenza costante, una colonna sonora, quello delle canzoni da cantare insieme con la chitarra nelle sere d’estate. Non ci avevo mai pensato, deve essere proprio così. L’ultimo tour non è andato bene, però Campovolo ha già esaurito i suoi centomila biglietti. In fondo Luciano Ligabue da Correggio, cantautore, regista e scrittore, 60 anni, 12 album in studio e 5 dal vivo, due figli, tre film, cinque libri, un posto nelle nostre vite ce l’ha già.

«È molto importante il viaggio non farlo da soli – mi disse un anno fa – ed è importantissima la bontà dei compagni di viaggio, che sono gli amici, gli amori, gli affetti ma anche gli autori preferiti, a volte i cantautori preferiti. A conti fatti, è la ricetta che a quasi 59 anni mi sento di dare: pane e fortuna, vino e coraggio e soprattutto buoni compagni di viaggio». —





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