Il cinema tiene in caldo le sale per la riscossa Verdone, Germano e “Mulan” in prima fila
I titoli fermi possono diventare 100 se lo stop si prolunga Ma la filiera è compatta e conta di rimettersi presto in sella
Non c’è un settore non contagiato dall’emergenza coronavirus ma il cinema è tra quelli che potranno venir fuori alla grande, quando tutto sarà finito. «Ci sarà una bella riscossa e anzi con tutta la filiera a bordo non solo ci stiamo preparando al dopo ma avremo alla fine un sistema più moderno», dice il presidente dell’Anica Francesco Rutelli.
si punta al rilancio
Impossibile quantificare il danno economico, ma ci sono 70 titoli fermi – da “Si vive una volta sola” di Carlo Verdone ai “Miserabili” premiato a Cannes – solo dalla settimana antecedente lo stop e potrebbero diventare 100 se si proseguirà con il blocco: il loro destino sarà complicato, alcuni andranno direttamente sulle piattaforme. «Ogni azienda – spiega Mario Lonigro, il presidente dei distributori – sta cercando di rivedere il proprio listino in una situazione in fieri e complicatissima anche a livello globale vista la pandemia che ad esempio, per citare l’ultimo caso, ha fermato “Mulan” della Disney».
«Una stagione di supermoviement – sottolinea Rutelli –, un momento fondamentale per riappropriarci del cinema. E anche i David, ora costretti allo stop, saranno un’occasione pubblica di grande rilancio del settore».
Quanto a “Volevo nascondermi”, il film di Giorgio Diritti con Elio Germano Orso d’argento a Berlino e ultimo ad uscire in sala, «uscirà di nuovo, guiderà la ripartenza e considereremo quattro giorni di anteprima l’uscita scorsa», ha aggiunto Lonigro. Se il destino dei titoli senza data di uscita è complicato, non sta meglio il resto della filiera: i set sono fermi, una quarantina, dice il produttore Francesco Cima, riservandosi di comunicare successivamente dati precisi delle produzioni costrette allo stop, tra film internazionali (come “Mission Impossible 7” con Tom Cruise bloccato a Venezia all’inizio dell’emergenza a febbraio), italiani ma anche pubblicità e tv.
E anche la post produzione va necessariamente a rilento visto che le sale doppiaggio sono chiuse mentre procedono da remoto le attività in solitario. Dagli esercenti, con i 3.700 schermi in Italia a serrande abbassate, racconti malinconici: «Mi chiamano colleghi – spiega Mario Lorini – che vanno in sala da soli perché il cinema è come la loro casa». Non è da sottovalutare l’impatto economico non solo generale ma anche di tutte le migliaia di lavoratori dell’audiovisivo che hanno contratti legati alle produzioni e nell’indotto, un welfare messo a dura prova.
dialogo con netflix
«Non abbandoniamo nessuno, la filiera è compatta e unita – sottolinea Rutelli – i problemi sono molto seri ma lavoriamo in tutte le direzioni». Oltre al colloquio con il ministero, con le richieste fatte a suo tempo per il sostegno del settore, Rutelli ha parlato di Netflix «con il quale Anica ha aperto da tempo un dialogo per arrivare al suo ingresso dentro la nostra associazione ed includere dunque anche le modalità moderne di fruizione del cinema ossia le piattaforme di streaming».
L’ingorgo che si prevede dopo lo stop sarà complicato non solo per le uscite (c’è la questione non facile del coordinamento mondiale ad esempio visto che le date di release sono ormai allineate e dei festival in predicato, come quello di Cannes, vetrina di tanti film e traino per la sala) ma anche per le produzioni che riprenderanno: «Ci saranno sovrapposizioni di impegni per i talent e servirà un grande senso di collaborazione tra tutti, anzi di solidarietà», dice Cima. Tra i primi provvedimenti l’esclusione dell’obbligatorietà dell’uscita in sala per i film per averei benefici pubblici, questione che interessa soprattutto i cosiddetti film evento. Nel futuro, complicato da disegnare post pandemia («lavoriamo come se tutto dovesse ripartire il 4 aprile», sostiene Lonigro) una certezza, «quando finirà per il cinema sarà una grande festa». —
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