Storie di Emiliani Vittorio ripercorre la vita di Andrea «Noi più che fratelli»
L’autore traccia un ricordo personale dello storico dell’arte «Niente competizioni, lui era lo scienziato io il divulgatore»
È sempre difficile trovare il tono giusto per commentare e raccontare un testo che è scritto da un amico e nello stesso tempo narra le opere e i giorni di un altro amico tra i primi cinque che conti la mia mano destra. Vittorio Emiliani ad un anno dalla morte del fratello Andrea ne pubblica una sua “familiare” versione ripercorrendo le tappe tra i luoghi e gli incontri, le imprese e il lavoro di chi, come ormai è stato accertato dai più autorevoli storici dell’arte e studiosi del paesaggio e dell’ambiente, appare sempre di più una figura fondamentale della cultura artistica del secolo breve.
IL VOLUME
Nella presentazione de Dalla finestra vedeva Raffaello, Andrea Emiliani. Una vita per il Bel Paese (ed. Carta Bianca), Vittorio elenca le figure che hanno accompagnato Andrea tra cui spiccano Cesare Gnudi, Francesco Arcangeli, Denis Mahon, Ezio Raimondi, Ottorino Nonfarmale, Lucio Gambi, nomi fondamentali tra i tanti che sono venuti in contatto anche col fratello minore che poi ha preso un’altra strada. Aggiunge l’autore: «Siamo stati più che fratelli. Non abbiamo patito competizioni, lui era lo scienziato, io ero il divulgatore». E in attesa dei convegni che scandiranno questo anno dedicato alla figura di Andrea Emiliani basta già testimoniare quel che è stato detto nel primo svoltosi alla Accademia bolognese dove a celebrarlo tra allievi, colleghi, amici è stato delineato il suo percorso umano e di studioso. Sono risuonati dunque i giudizi e le rievocazioni della sua figura espressi da Salvatore Settis, Bruno Toscano, Marina Foschi, Tomaso Montanari, Fabio Roversi Monaco e l’organizzatore ideale Pier Luigi Cervellati insostituibile presenza nella vita di Andrea. Ha concluso con una importante affermazione Tomaso Montanari pubblicandola anche sui giornali che per “Emiliani lo spazio dell’arte è lo stesso della democrazia”. Dal ricordo di Vittorio emerge subito la presenza di quella Urbino che determinerà la sua idea di spazio e di ambiente, ma anche quei legami forti che gli permetteranno come titola il libro di vedere Raffaello dalla finestra ma anche di legarsi ad un personaggio come Giorgio Cerboni Baiardi con cui affronterà le sue prime e fondamentali esperienze quelle che porteranno Andrea a Bologna a seguire le lezioni di Roberto Longhi e dove incontrerà i fratelli Arcangeli mentre Baiardi s’iscriverà a Roma per seguire le lezioni di Ungaretti. Ecco allora si costruisce quella coscienza del primato delle arti e di una indissolubile convergenza tra arte e letteratura. Il caso vorrà che a livello personale Baiardi diventi allievo di Claudio Varese, cittadino onorario di Ferrara che mi porterà a Urbino alla corte di Carlo Bo.
LA FORMAZIONE
Nel frattempo la famiglia Emiliani si trasferisce a Copparo e inevitabilmente la strada di Andrea si svolge in quella ferraresità/bolognesità che lo porterà nel tempo a divenire sovrintendente e anche direttore della Pinacoteca di Ferrara e a condividere dapprima sotto il magistero di Gnudi poi nella pienezza del suo lavoro critico con le sue allieve a loro volta direttrici della Pinacoteca di Ferrara da Jadranka Bentini a Luisa Ciammitti da Anna Stanzani a Grazia Agostini la ri-scoperta dell’arte e della cultura ferraresi. Una delle fondamentali esperienze rimarrà per Andrea la costituzione dell’Istituto dei beni culturali. Ogni capitolo descrive il percorso della ricerca di Andrea Emiliani.
I RICORDI
Ma mentre scrivo queste pagine mi ritornano in mente tempi, luoghi, occasioni che ci procurarono incontri fondamentali: dalla mostra sui pittori del parlar disgiunto per il centenario del Tasso, al recupero del Bastianino in Cattedrale a Ferrara, ai volumi sulla Bibbia e l’arte ferrarese, alla riconsegna della Musa dello Studiolo di Leonello riaffidata alla Pinacoteca ferrarese, alla sua esperienza francese condotta assieme all’amico Édouard Pommier di cui fui interlocutore privilegiato, all’amicizia con Paolo Monti maestro dell’immagine fotografica e per questo assume un’importanza fondamentale nel libro di Vittorio il capitolo titolato “L’ultima fatica, per Paolo Monti e la Romagna”. Tra i numerosi ricordi di un sodalizio che ci ha visto assieme, io ad imparare lui ad istruirmi, rimangono momenti indimenticabili il viaggio negli Stati Uniti ad accompagnare la mostra di Dosso Dossi e la visita a Pasadena al Norton Simon Museum e ancora le passeggiate ferraresi concluse in qualche ristorante dove potevo ascoltare la saggezza con cui permise a un letterato di accostarsi al mondo dell’arte. —
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