Slitta il Salone del libro di Torino Adesso si pensa all’autunno
La 33ª edizione sarebbe dovuta iniziare il 14 maggio ma è stata rimandata Attesa di momenti migliori. Levi: sono le grandi folle la bellezza della rassegna
Il Salone del libro, a maggio, non ci sarà. È rinviato a quando l’emergenza sarà finita, e anzi sarà il modo migliore per celebrare il ritorno alla vita normale. Ma dato che nessuno è in grado di immaginare i tempi con cui verrà raggiunto questo traguardo, per ora non ci sono date.
Si continua a lavorare, fanno sapere dal Circolo dei Lettori (diventato un luogo immateriale, una rete di homeworking), all’edizione 2020. La data verrà stabilita quando ci saranno sufficienti elementi di giudizio, anche perché, si fa notare, la macchina è ben oliata, si può costruire e ricostruire in tempi abbastanza rapidi. Quando verrà fissata, sarà una data certa.
La decisione era ormai scontata e non ha sorpreso più di tanto. La comunicazione del rinvio è arrivata solo quando si è raggiunta la certezza di poterselo permettere, dal punto di vista operativo e da quello dell’organizzazione culturale, come del resto ripete Nicola Lagioia.
Tutti pensano all’autunno, ma nessuno conosce i tempi del virus. Gli editori sono stati preavvertiti ieri mattina, attraverso il presidente dell’Aie Ricardo Franco Levi, e anzi in tutta questa fase concitata sono sempre stati tenuti al corrente – d’altra parte fanno parte del comitato d’indirizzo. Aspettano il momento in cui tornerà la fiducia, e come ci dice Levi, «quello delle grandi folle che sono la grande bellezza del Salone».
La sua sospensione è anche la loro, in un momento in cui, a librerie chiuse, non solo stanno riprogrammando le novità ma anche i bilanci, in una situazione, sono ancora parole di Levi, «di enorme incertezza e di enorme preoccupazione». Qualcuno, per gettare il cuore oltre l’ostacolo, aveva già prenotato il soggiorno a Torino, come Alberto Gaffi, che ha rilanciato la raffinatissima Italo Svevo di Trieste, ma il clima generale era già da qualche tempo improntato alla cautela. L’Aie sta trasferendo tra l’altro alle associazioni europee i dati che ha raccolto e studiato in questo periodo. I contatti, soprattutto con tedeschi e francesi, sono continui, il dialogo con le istituzioni pure, la richiesta è soprattutto di un «sostegno alla domanda». E il rinvio del Salone non modifica di molto il perimetro della crisi. C’è sempre stato chi ha scelto il Lingotto anche per il lancio di particolari novità ma è evidente come il grande vuoto creato dal rinvio sia contiguo a quello delle librerie chiuse; le due realtà non esistono l’una senza l’altra.
Antonio Franchini, direttore per la narrativa Giunti e Bompiani, prova una riflessione «a titolo personale»: «È ovvio che nelle programmazione, in tempi normali, ci sono uscite particolarmente indicate per i giorni del Salone. Ora chissà, la situazione è tale da non consentire previsioni. Noi tutti pensavamo forse con troppo ottimismo che ad aprile sarebbero arrivate buone notizie, e ora la riprogrammazione fatta su maggio non dovrebbe cambiare. Se invece si comincia a guardare all’autunno, a novembre i libri più importanti dovrebbero essere pronti, in uscita o appena usciti».
Il Gruppo Mondadori fa sapere che a questo punto cambierà il meno possibile il calendario delle uscite, sempre attento a cosa accadrà in aprile. L’Aie formula però un invito alla cautela per quanto riguarda le possibili nuove date. «Bisognerà tener conto della compatibilità, per esempio in ottobre, con la fiera di Francoforte, e in dicembre con Più libri più liberi a Roma», dice ancora Ricardo Franco Levi. «Dovrà essere un grandissimo Salone. Proprio per questo lo slalom nel calendario non è per nulla facile». —
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