I 100 anni di Tonino Guerra E quella favola con Antonioni
I due amici nel 1982 scrissero assieme “L’Aquilone” ambientata in Uzbekistan Più volte sembrava dovesse diventare film, ma è rimasto un sogno irrealizzato
Oggi è il 21 marzo, primo giorno di primavera e come sempre giornata all’insegna della poesia, e che segna quest’anno quello che sarebbe il 90º compleanno dell’indimenticabile poetessa Alda Merini, ma anche gli 8 anni dalla scomparsa e i 100 anni dalla nascita (il 16 marzo) di un altro grande, Tonino Guerra, amico, collaboratore e molto più del “nostro” Michelangelo Antonioni.
Cinema, dialetto, poesia. Tonino, santarcangiolese doc, era stato così definito dal critico Farinotti: “...Era un romagnolo di provincia e quella sarebbe sempre stata la sua cultura... Dopo l’8 settembre del ’43 si ritrovò in un campo di concentramento in Germania e divenne il “tutore” di tanti romagnoli che volevano sentire il loro dialetto. E Tonino scriveva e scriveva poesie in lingua dialettale romagnola...”. Eh sì, aveva provato anche il campo di concentramento: maestro elementare, nel ’43, durante la Seconda Guerra Mondiale, venne deportato in Germania e internato nel campo di Troisdorf. «Mi ritrovai con alcuni romagnoli che ogni sera mi chiedevano di recitare qualcosa nel nostro dialetto. Allora scrissi per loro tutta una serie di poesie in romagnolo». Raccontava così dell’origine della sua vena poetica.
le prime poesie
Dopo la liberazione si era laureato in pedagogia all’Università di Urbino (1946), con una tesi orale sulla Poesia Dialettale. Fece leggere i suoi componimenti al rettore, Carlo Bo. Ottenuti riscontri positivi, decise di pubblicarli, a sue spese. La raccolta s’intitolava I scarabòcc (Gli scarabocchi) e Bo ne redasse la prefazione. Diventò membro di un gruppo di poeti, “E cìrcal de giudèizzi” (Il circolo della saggezza), di cui facevano parte anche Raffaello Baldini e Nino Pedretti. Per anni conobbe la Russia con la seconda moglie di là, Lora, ed è proprio quella Russia che gli “insegna” a scrivere la “favola”: il vivere in quella terra complessa lo iniziò al vivere tra realtà e sogno, rra passato e presente fino a riconoscere un nuovo sé o, meglio, un altro da sé, ed un nuovo modo di scrivere. E la levitas di quel nuovo universo, sospeso tra l’onirico ed il narrativo teneramente pervade L’Aquilone, favola atemporale scritta a quattro mani proprio con Antonioni, pubblicata nel 1982 da Maggioli con 8 tavole colorate di Nicolai Ignatov.
sogno irrealizzato
Una favola nata dalle desertiche pianure assolate dell’Uzbekistan, poi riedita in folio nel 1996 per i tipi di Delfi, illustrata grandiosamente da Vladim Medzibouskiy. Ma la favola non diverrà mai film, come previsto: dopo il trionfo del 1995 del regista ferrarese alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia con Al di là delle nuvole, Guerra si disse certo che: «... non sarà questo l’ultimo film di Antonioni: ora ci aspetta L’aquilone, una favola scritta insieme che avrà per sfondo la Russia “calda” dell’Uzbekistan». La conferma del progetto veniva da Felice Laudadio, dal 2016 presidente del Csc, il Centro sperimentale di cinematografia a Roma, già promotore e produttore del film firmato Antonioni–Wenders. «È sicuro, il nuovo film si farà e con gli stessi produttori...», ancora Tonino.
Le riprese del film, dopo innumerevoli ostacoli, sarebbero dovute iniziare nell’autunno 2007, con la regia di Enrica Fico (moglie di Antonioni), ma oggi sappiamo che quella bella favola rimase sogno: Michelangelo ci aveva lasciato pochi mesi prima, il 30 luglio 2007. Ma siam certi che ora, insieme, Tonino e Michelangelo s’inventano nuove favole vere – come quelle di Giovannino Guareschi – in un bellissimo luogo che, di sicuro, assomiglia al grande assolato, ombroso Uzbekistan... —
Maria Cristina Nascosi
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