La Madonna delle Grazie scelta per proteggere tutti i ferraresi
Un grande striscione la raffigura da alcuni giorni in piazza della Cattedrale La prima icona attribuita a Bonacossi. Ora l’altare si trova all’ingresso in Duomo
L’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, monsignor Gian Carlo Perego, ha scelto l’immagine della Madonna delle Grazie, venerata in Cattedrale, per invocare la protezione della Madre di Dio e del Bambino sui ferraresi che sperano nella protezione celeste: un grande striscione che la raffigura è stato appeso in questi giorni alle finestre del Palazzo Arcivescovile per concentrare l’attenzione dei fedeli.
Maria è detta “Avvocata nostra”, cioé aiuta chi invoca qualche sollievo, e per i credenti nessun pensiero religioso può essere indirizzato meglio che ad una protettrice di tale livello. L’icona, forse un affresco poi coperto con un ripasso telato, in seguito tolto, è attribuita a Ettore Bonacossi, del quale poco si sa. Marcello Toffanello (Le arti a Ferrara nel ’400. Gli artisti e la corte, 2010) segnala diversi documenti su Ettore, figlio naturale del nobile Ugo Bonacossi: secondo lo studioso la Madonna delle Grazie sarebbe un frammento tre-quattrocentesco molto ridipinto. Recuperato nel 1724, ma confuso con un altro brano di pittura poi perduto, una Pietà firmata da Ettore e datata 1448 che qualche anno prima era stato ritrovato in una cappella laterale: da qui una sovrapposizione di dati, suffragata dal Baruffaldi, che a questo punto legava al nome di Ettore varie e diverse opere del XIV secolo, senza basi certe.
nella storia
Pare che la Madonna in origine si trovasse in un angolo del tempio originario, e quindi era detta “Del cantone” o “Dell’atrio”. Lo storico Carlo Brisighella, vissuto a ridosso dei fatti, scrisse che l’opera era del 1440. La devozione popolare ne fece risaltare la funzione apotropaica (adatta ad allontanare il male) in specie appunto dal ’700, quando l’interno della chiesa venne rifatto.
Nel 1734 la Madonna della Grazie, ripresa ed ornata sontuosamente, fu posta in risalto. Le veniva riconosciuta la “vetustà, esteso culto, frequenza di grazie e prodigi” che permettevano la sua incoronazione, celebrata nel 1779. Fino ad allora Ferrara aveva un patrono, San Giorgio, ed un co-patrono, San Maurelio, ai quali si affiancò come “patrona principale” e poi “principalissima” (dal 1849) questa Madonna graziosa (nel senso che ottiene le grazie), dall’efficace patrocinio.
Questo non fermò coloro che l’1 agosto 1932 rubarono i gioielli che ornavano l’immagine, compresi i diademi posti sulle teste di Maria e Gesù. Una sottoscrizione pubblica e nuovi doni ripristinarono in parte quanto mancava.
oggi
L’altare della Madonna delle Grazie si ammira appena entrando in Cattedrale, a destra. Forma un vero e proprio santuario. Ha un timbro barocco, ed i suoi marmi finissimi esaltano la piccola immagine rutilante di ori (la Madonna indossa persino magnifici orecchini pendenti) argenti e gemme come una cornice fastosa. Venne pensato da Agapito Poggi, con la collaborazione di un eccelso marmorario veronese, Angelo Ranghieri. Poggi, architetto, era figlio di un mediocre pittore, ed ebbe cattedra d’idrostatica: pare fosse pio e modesto (il suo raro nome significa peraltro “degno di essere amato”), oltre che bravo matematico – fu computista, primario pubblico – cosicché venne onorato da una sepoltura proprio in Cattedrale, quando morì il 15 aprile 1778. Le sculture angeliche di Andrea Ferreri perfezionano l’altare mariano, contornato da una elegante balaustra chiusa da un ricciuto cancello dorato. Ha un bel paliotto, stemmi, epigrafi, candelieri e candelabri, una macchina perfetta. Pare richiami l’altare dedicato a San Luigi Gonzaga nella chiesa romana di Sant’Ignazio, posto in un monumento di massima opulenza barocca, che ospita l’urna di lapislazzuli contenente i resti del Loyola. —
Micaela Torboli
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