La Nuova Ferrara

Da commessa a diva Addio a Lucia Bosè: una vita passata tra film, arte e angeli

Michela Tamburrino
Da commessa a diva Addio a Lucia Bosè: una vita passata tra film, arte e angeli

È morta a Madrid per coronavirus. L’annuncio del figlio via social Scoperta giovanissima da Visconti, vinse Miss Italia nel 1947 

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IL RITRATTO

Michela Tamburrino

Era bella Lucia Bosè, di una bellezza mai studiata e, soprattutto, mai ricercata. Era simpatica Lucia Bosè, di una simpatia naturale, mai rivolta al compiacimento altrui. A volte persino urticante nei giudizi, nella sincerità assoluta che la portava a mai omettere alcunché, soprattutto con gli amici veri. E tanti ne aveva in Italia, gli stessi che avevano percorso con lei le varie fasi della sua vita a mille sfaccettature. È morta ieri nell’ospedale di Segovia dove era stata ricoverata per una polmonite, altra vittima, secondo gli spagnoli, del coronavirus. Il figlio adorato Miguel ne da la notizia via social aggiungendo «ora mia madre è nel migliore dei posti».

MISS ITALIA

Era nata a Milano come Lucia Borloni il 28 gennaio del 1931 e a soli 16 anni fu scoperta da Luchino Visconti che l’aveva notata dietro il banco di una pasticceria dove era commessa. Da lì fu tutta una giostra impensabile per la ragazza nata e cresciuta in una famiglia semplice e molto rigida, al punto da farle rinunciare, a provino vinto, alla parte di mondina in Riso Amaro. Nulla però poterono contro il desiderio impellente di andare a Stresa, nel 1947, per tentare la carta di Miss Italia. Carta vincente perché Lucia sbaraglia le concorrenti, impresa non da poco visto che relega al terzo posto nientemeno che Gina Lollobrigida, nell’edizione aurea di Silvana Mangano, Eleonora Rossi Drago e Gianna Maria Canale. Erano gli anni di Cinecittà che pescava le dive nei concorsi di bellezza e lei seguì lo stesso destino. Solo nel 1950 le offrirono parti da protagonista con maestri indiscussi quali Peppe De Santis in Non c’è pace tra gli ulivi e Cronaca di un amore di Michelangelo Antonioni.

CINEMA E AMORE

Le piace il cinema d’autore e il suo amore è ricambiato. Nel 1951 è di nuovo diretta da De Santis in Roma ore 11 e poi ancora da Antonioni ne La signora senza camelie. Ma non è solo dramma per Lucia che si scopre con una vena brillante grazie a Mario Soldati che la vuole nella commedia È l’amor che mi rovina mettendole a fianco un giovane e affascinante Walter Chiari. Subito i giornali rosa parlano di amore scoppiato sul set. Bosè dal canto suo non si è mai data la pena di confermare o smentire alcuna storia sentimentale vera o presunta: «Mi hanno appioppato tantissimi amori ma erano solo simpatie. Flirt che morivano sul nascere». Erano invece di gran lavoro i primi Anni ’50, Luciano Emmer la impone come diva ne Le ragazze di Piazza di Spagna e Giorgio Simonelli la porta al neorealismo rosa con Accadde al commissariato. È nel 1955 che la sua carriera cambia passo grazie a una svolta europea e intellettuale delle produzioni a cui prende parte: da Gli sbandati di Citto Maselli a Gli amanti senza domani di Luis Buñuel. Proprio questo andare per il mondo la porta presto in Spagna, luogo fatale: «Con Luis Miguel Dominguin ci conoscemmo a una cena a casa di amici a Madrid», fu subito passione che poi si rivelerà tormentata e fatale ma allora era totalizzante: lei che stava girando un film lasciò tutto e andò via con il bel torero. Si sposarono l’anno dopo, nel 1956. Con il padre padrone ebbe tre figli e il divieto di continuare a essere attrice. Tra i tre, Miguel, Lucia e Paola, è Miguel il suo preferito, da lei definito «il mio migliore amico».

MUSEO DEGLI ANGELI

Tornerà sul set solo dopo aver riconquistato la libertà, a caro prezzo, nel 1968, con i fratelli Taviani, Bolognini, Fellini ma finito Cronaca di una morte annunciata di Francesco Rosi, nel 1987 si ritirerà a vita privata, fitta di tante belle imprese. Amava gli angeli, la star dai capelli blu, e con loro sosteneva di avere un rapporto privilegiato. Di un vecchio mulino vicino Segovia aveva fatto un museo degli angeli dedicato all’arte contemporanea. La sua accesa spiritualità l’aveva portata più volte a intraprendere, zaino in spalla, il cammino di Santiago de Compostela, l’amore per la natura la portava invece a Capri dove con degli amici carissimi condivideva una stupenda casa incastrata nella roccia con vista sui faraglioni. Li si rilassava, cucinava piatti catalani e viveva in assoluta semplicità. —

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