Dante, la Commedia e i dannati Viaggio tra bugiardi e falsari
Alighieri non conobbe la peste come Boccaccio ma la raccontò nell’Inferno Il Ministero invita a partecipare al #Dantedì con letture e performance sui social
Dante Alighieri mancò a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. Il Sommo poeta aveva visitato Venezia nel mese precedente, e la tradizione vuole che abbia contratto la malaria tornando in Romagna: pare fosse transitato in agosto a Pomposa o Comacchio, terre malariche, infettandosi mortalmente.
ACCIACCHI E MALANNI
Dante ha lasciato memoria di alcuni malanni che lo tormentarono. Ebbe problemi agli occhi, altri sintomi da lui descritti hanno fatto pensare che fosse epilettico. Lo dedusse il celebre Lombroso. Studi recenti propongono che avesse la narcolessia, disturbo che provoca colpi di sonno improvvisi.
BOLGIA INFERNALE
Le ricerche, condotte in tempi diversi, sono state elaborate dalle università di Bologna e Zurigo, per poi essere perfezionate nel 2016 sulla rivista “The Lancet Neurology”. Si basano principalmente sulle descrizioni di malesseri che Dante stesso ci ha lasciato nei suoi scritti, e non convincono tutti gli esperti. Dante non ebbe l’esperienza della tremenda peste descritta da Boccaccio, dato che morì prima che funestasse l’Italia, ma naturalmente aveva contezza di altre esperienze negative per la salute pubblica. Nella decima bolgia del suo Inferno, con gli ultimi canti, il poeta descrive i falsadori, cioè chi si macchiò del peccato di falso, come gli alchimisti e falsari di metalli preziosi, i falsari di persone, chi coniava monete false e coloro che proferivano parole non vere.
PER SEMPRE DANNATI
Nel canto XXIX inizia a descrivere le pene inflitte ai falsadori. Le loro punizioni sono lebbra, scabbia, idrofobia, idropisia, febbre ardente. La bolgia pullula di gente orrendamente malata, tra lamenti tanto striduli, che Dante deve coprirsi le orecchie con le mani. Scorge in mezzo ai dannati un suo parente, Geri del Bello, uomo rissoso e dalla vita spericolata. Dante fa narrare ai disgraziati i motivi per i quali si trovano lì: «Ditemi chi voi siete e di che genti: /la vostra sconcia e fastidiosa pena/di palesarvi a me non vi spaventi». E non per caso son spesso toscani, di Siena (senesi tutti megalomani per Dante rei di credersi chissà chi), di Arezzo, ma anche fiorentini. Nel canto seguente proseguono le descrizioni agghiaccianti. C’è Gianni Schicchi (nome noto a chi ama Puccini), che avrebbe falsificato un testamento. Vi si trova anche l’anima antica di una donna, Mirra, ingannatrice e falsa per riuscire nei suoi propositi incestuosi, come narrato da Ovidio. Dante affronta l’esperienza con sovrano distacco e maestria poetica. Lo attendono tenebre ancor più cupe, i Giganti, il lago gelato Cocito, i traditori, il conte Ugolino e infine Lucifero, “Lo ’mperador del doloroso regno”.
#IOLEGGODANTE
Domani, in occasione del primo Dantedì, la giornata dedicata ad Alighieri recentemente istituita dal Governo, si terrà #IoleggoDante. L’appuntamento è per le 12, orario in cui tutti sono chiamati a leggere Dante e a riscoprire i versi della Commedia. Il Ministero dell’Istruzione invita docenti e studenti a farlo durante le lezioni a distanza. Ma la richiesta è rivolta a ciascun cittadino. E le 12 saranno solo l’orario di punta: le celebrazioni, seppur a distanza, potranno proseguire durante tutta la giornata sui social, con pillole, letture in streaming, performance dedicate a Dante, con gli hashtag #Dantedì e #IoleggoDante. —
MICAELA TORBOLI
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