La Nuova Ferrara

LA FIGURA 

Dai babilonesi ai romanzi gotici Così il pipistrello vola nella storia

MICAELA TORBOLI
Dai babilonesi ai romanzi gotici Così il pipistrello vola nella storia

Cucinato, ritratto, cantato e temuto: le metamorfosi dell’animale notturno È accusato di aver portato il coronavirus, ora il “vispistrello” le ha proprio tutte

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Al pipistrello mancava solo di essere accusato di aver trasmesso all’uomo il coronavirus, per renderlo ancor più malvisto di quanto già non fosse. Eppure è utilissimo, essendo tra l’altro divoratore di zanzare ed impollinatore. Tuttavia, anche se odiato in gran parte del mondo, in Asia e nelle isole del Pacifico lo si mangia con piacere; pare abbia un gusto simile al pollo. Forse, dopo la pandemia, un involtino di pipistrello non sarà più tanto gradito. Almeno per un po’. Pipistrello è la storpiatura di vespertilio, nome latino che deriva da vesper, cioè vespro, sera. Lo si dice appunto anche nottola, con qualche scambio con la civetta, spesso definita con lo stesso nome. In francese e tedesco l’animale è denominato in relazione al suo aspetto simile ad un topo con le ali, mentre in inglese è bat, con onomatopeico cenno, curiosamente di derivazione francese, al battere delle ali.

DA OMERO A STOKER

Si tratta di un chirottero, che in greco significa che è dotato di ala membranacea simile a una mano. Ne parlano Omero, Senofonte, Erodoto ed Aristotele. Strabone narra che i pipistrelli babilonesi venivano messi sotto sale e divorati. Secondo Plinio sulle case romane si inchiodava un pipistrello vivo come amuleto, un uso perdurante in Europa nel Medioevo.

Sant’Ambrogio notò che l’animale viveva una grande unità di gruppo, e lo elesse senza pregiudizi a simbolo di carità. Il suo aspetto bizzarro, il dormire appeso, le abitudini notturne e il volo dalle traiettorie inspiegabili (solo alla fine del ’700 l’onnipresente Lazzaro Spallanzani ne indagò la natura) lo hanno destinato a confondere le idee di chi fantasticava fosse un essere demoniaco. L’Inferno dantesco mostra Lucifero con le ali di “vispistrello”. Nelle Americhe il “Vampiro vero di Azara” (Azara era un naturalista spagnolo che lo catturò e descrisse nel 1801) è un pipistrello che si ciba del sangue del bestiame, e forse fu dalla sua scoperta che trassero ispirazione molti romanzi gotici del XIX secolo, tra cui il celebre Dracula di Bram Stoker (1897). Le stranezze riproduttive, essendo mammifero ma volante, resero sregolato il pipistrello agli occhi degli osservatori rinascimentali, così Leonardo da Vinci: «Il palpistrello per la sua isfrenata lussuria anzi maschio con maschio e femina con femina siccome a caso si ritrovano insieme usano lor coito».

nel mondo dell’arte

Dalle osservazioni sull’animale Leonardo elaborò alcuni progetti di macchine volanti. Raffigurare un pipistrello all’inizio non fu facile, e spesso si dipingevano le sue ali con quelle penne che non avevano. Si trova qualcosa di simile anche nell’arte ferrarese, ad esempio nell’inquietante dipinto di Battista Dossi oggi a Dresda detto La Notte, del 1548: è forse un pipistrello la stramba creatura alata a testa in giù che compare in alto a destra del quadro. Ma esatta invece è la mano di Duerer, che nel 1514 eseguiva la sua celeberrima Melencolia I, incisione in cui un pipistrello volante mostra un cartiglio che reca il titolo dell’opera, della quale le collezioni pubbliche comunali di Ferrara possiedono una preziosa copia. —

MICAELA TORBOLI

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