Il cinema al nodo del futuro Attendere il ritorno in sala o puntare sullo streaming?
I registi italiani si interrogano sul destino delle loro opere guardando al modello Usa che ha scelto di mettere on line molti film già pronti
Ci sono emergenze molto più importanti, ma è anche vero che, nelle prossime settimane, insieme alle altre battaglie, si combatterà quella della sopravvivenza delle sale cinematografiche. Per capire se, alla fine, tra le sue vittime, il Covid-19 potrà annoverare anche il cinema in sala, deceduto per mano dello streaming che, in tempi di reclusione obbligata è diventato l’unico mezzo per continuare a consumare cinema. Dall’America ha già fatto sensazione la scelta, operata da Universal Pictures, di lanciare direttamente sul mercato digitale un pugno di film molto attesi, con protagoniste star acclamate. È andata così per Emma, regia di Autumn De Wilde, pronto per uscire in sala l’11 giugno e poi dirottato in esclusiva sulla piattaforma on demand Chili.
Nei prossimi giorni seguiranno la stessa sorte The Beach Bum di Harmony Korine con Matthew McConaughey, Seberg di Benedict Andrews con Kristen Stewart e La strada che scegli di Logan Marshall- Green con Ethan Hawke. Intanto, dal pulpito di Variety, l’International Union of Cinemas, che raccoglie i proprietari europei della sale, denuncia l’enorme colpo finanziario subito dal settore, ma sottolinea anche la necessità che i cinema tornino, appena possibile, ad essere «il luogo vibrante di cultura e di comunità che sono sempre stati». In Italia il dibattito monta, anche se, come osserva Roberto Andò, scrittore, regista di cinema e teatro, nonché portavoce dell’associazione 100 autori, «non conosciamo ancora le modalità con cui usciremo da questa catastrofe» e quindi è molto difficile prefigurare soluzioni: «Sono cresciuto con le sale, anche per ragioni generazionali, e il mio pensiero, parlando di cinema, va subito lì. Bisognerà trovare il modo per non farle scomparire, ma è anche vero che i film hanno un rapporto con il tempo e che, quando sono pronti, devono essere visti. Mi appare incredibile l’idea di dover aspettare un anno per vedere Volevo nascondermi di Giorgio Diritti».
Eppure, si interroga Andò, «se i cinema dovessero riaprire a fruizione ridotta, seguendo le norme del distanziamento, come sarà mai possibile garantire incassi significativi?». Il 14 aprile, tra Napoli e Roma, Andò avrebbe dovuto iniziare a girare Il bambino nascosto, con Silvio Orlando e Roberto Herlitzka, tratto dal suo romanzo omonimo (edito dalla nave di Teseo): «Come altri colleghi, aspetto per capire che cosa accadrà. Il problema è uguale per tutti, e, a un certo punto, non ci saranno i nostri film, quelli che non abbiamo girato, ma nemmeno gli stranieri. Il punto sarà cosa proiettare». E infatti, sostiene Daniele Luchetti, che ha appena finito Lacci, tratto dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone, le incognite da valutare sono varie: «Non sono contrario ai film online, mi vengono in mente Diamanti grezzi, Marriage Story, Roma, tutti visti su Netflix e penso che, in una circostanza d’emergenza come questa, non si possa diventare ideologici. Bisogna sporcarsi le mani, fare scelte che, magari due mesi fa, non avremmo mai fatto». Dopo, quando l’incubo sarà lontano, «non vedremo l’ora di tornare ai nostri riti e, anzi, capiremo quanto siano preziosi».
Adesso, però, è il tempo dell’azione: «Bisognerebbe trovare il modo per far uscire film online, a pagamento, attraverso piattaforme disponibili in modo facilitato. Il nuovo film di Verdone, per esempio, un personaggio che il pubblico adora, potrebbe essere proiettato per una o due sere, a 10 euro, sono certo che farebbe almeno 2 milioni di spettatori e una parte degli incassi potrebbe andare agli esercenti, dando così un po’ di ossigeno a un settore tanto colpito». Insomma, dice Luchetti, «tutti pensiamo che le strade ci siano, ma nessuno ha il coraggio di rompere il meccanismo delle “finestre”», ovvero l’equilibrio cruciale che distanzia le uscite in sala da quelle in streaming.
Sull’orlo del nuovo impegno, la serie Netflix Zero, Paola Randi ha dovuto mollare tutto e iniziare una lunga attesa: «Un danno enorme, ma devo dire che Netflix ha subito stanziato un fondo per compensare le perdite delle troupe che, all’improvviso, sono rimaste senza lavoro». Dopo si dovranno ripensare tante cose, ma «io sono convinta che l’esperienza del cinema in sala sia unica e insostituibile e, appena torneremo liberi davanti ai cinema ci saranno le file». —
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