La Nuova Ferrara

Claudio Gioè lupo solitario notturno tra i personaggi creati da Carofiglio

Michela Tamburrino
Claudio Gioè lupo solitario notturno tra i personaggi creati da Carofiglio

Un linguaggio nuovo: da una serie su Raiplay al film su Rai 3, colonna portante la letteratura

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La letteratura che si fa strumento di nuovi linguaggi passa per la forma del racconto. Agile, concentrato quanto una puntata di 13 minuti da scaricare su diverse piattaforme. Oppure si amalgama, cresce e diventa un film a episodi buono per un pubblico generalista di tv. Opposti che si prendono, forse addirittura per osmosi, diversità pronte ad abbattersi perché alla base di tutto il ragionamento c’è la scrittura, alta, che s’adatta a qualsiasi forma di consumo.

Così una serie di successo di Raiplay si trasforma in un film a episodi da 90 minuti, visto ieri su Raitre in prima serata. Colonna portante appunto la letteratura, dieci racconti scritti da Gianrico Carofiglio in due raccolte, Passeggeri notturni (Einaudi 2016) che dà il nome alla serie come al film e Non esiste saggezza (Rizzoli 2010).

La supervisione del progetto scritto è dello stesso autore che «oltre a essere un grandissimo scrittore ha già una dimensione seriale nella sua produzione romanzesca», dice l’head writer Salvatore De Mola. Dietro la macchina da presa, Riccardo Grandi.

Perché le storie così come erano necessitavano di un collante che le tenesse in piedi. Allora i nostri si sono inventati un personaggio di fantasia incaricato d’essere narratore. È nato allora Enrico, un Dj di un programma notturno, un lupo solitario al quale l’ascoltatore telefona per sconforto, paura, voglia di parlare. «È sempre lui che vivendo la storia principale conduce il telespettatore nelle storie degli altri scritte da un autore straordinario quale è Carofiglio» dice il protagonista Claudio Gioè che la radio l’ha fatta veramente e che ama la musica al punto che avrebbe volentieri lavorato in consolle. L’attore avrà a fianco un’altra donna inventata per l’occasione fatta di misteri e fascino che rivoluzionerà la sua vita interpretata da Nicole Grimaudo.

A raccontare il progetto innovativo una veterana del genere, la produttrice Gloria Giorgianni che si era già cimentata con le dieci storie di donne tratte da Camilleri in onda su Rai1: «In questo caso l’importante era costruire un’intelaiatura in grado di intrecciare i racconti, alcuni scritti come suggestioni. Nel film, a differenza della serie, abbiamo dato più attenzione alla storia orizzontale che vede al centro i due protagonisti. In ogni caso si tratta di un esperimento che collega le generaliste alle piattaforme e apre a nuovi linguaggi per la fiction anche in vista dell’auspicata ripartenza. Bisognerebbe crederci fino in fondo e insistere su queste “pezzature diverse” , l’accoppiata dello sfruttamento è vincente sempre privegiando la modalità veloce. Molto interessante è la connessione con l’opera letteraria perfetta per questa tipologia di prodotto. L’approccio è quello del corto misto al seriale».

Un tema conduttore di racconto non c’è però almeno la prima delle storie raccontate e che sottende a tutto il film affronta il tema della violenza domestica e della giustizia che si cala nella quotidianità di ognuno. –



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