La Nuova Ferrara

Volano primo borgo della provincia Una nuova fatica per il prof Maestri

Marco ruffato
Volano primo borgo della provincia Una nuova fatica per il prof Maestri

Intervista allo studioso del Basso Ferrarese sul nuovo libro  «Un territorio unico, che va valorizzato certamente di più»

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Marco Ruffato, del comitato Volano Borgo Antico ha intervistato il gorese Diego Maestri, professore universitario di architettura a Roma ma, soprattutto, cultore della storia del Delta, che sta per pubblicare un volume dedicato a Volano, appunto borgo antico.

Ho incontrato Diego Maestri nella sua casa di Volano – dove è solito venire, da Roma, quando i suoi impegni glielo permettono –, per parlare sul nuovo volume che sta preparando. Il fatto mi ha incuriosito, benché da tempo sapessi che fin dagli anni ’70 si è occupato di queste zone, scrivendo libri, articoli e saggi su Comacchio, sul Delta, su Goro e sull’isola pomposiana. Volevo sapere il perché di questa scelta, coincidente con la costituzione del comitato Volano Borgo Antico, che ha per scopo la conoscenza storica e la valorizzazione di Volano di Codigoro e del Lido.

Scorrendo rapidamente la sua lunghissima bibliografia, vedo che, ad intervalli più o meno regolari, torna a scrivere sul Basso Ferrarese, fin dal 1973.

«Credo che tutto risalga alla passione che ho sempre avuto per il disegno – risponde Maestri – e per la storia e la cultura del passato. Nei primi anni’50, quando frequentavo il Dosso Dossi di Ferrara, durante l’estate da Volano andavo nella valle del Mezzano, in bicicletta, per vedere riemergere dal fango i vasi etruschi e greci. La cosa, in quegli anni giovanili, mi sembrava addirittura un po’ misteriosa, ma piena di fascino e aspetti da studiare. Oltre al disegno, rimasto sempre il primo amore, mi appassionai all’archeologia, e allo studio delle opere di architettura. Del Ferrarese mi attiravano molto gli edifici legati alle bonifiche, i ponti, le chiuse idrauliche, i sostegni legati alla Grande Bonificazione Estense e alle bonifiche idrauliche e, soprattutto, l’ambiente particolare delle valli da pesca, della Sacca di Goro e delle altre sacche del Delta veneto, che ho percorso varie volte con dei pescatori di Goro. Quando, nel 1959, mi trasferii a Roma per frequentare la Facoltà di architettura, scoprii che all’Archivio di Stato e in molte biblioteche di Roma e dello Stato del Vaticano era conservata gran parte dei documenti relativi alle Legazioni di Ferrara, Bologna e Ravenna e all’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, proprietario per alcuni secoli del Tenimento della Mesola. Così, per anni mi dedicai allo studio di quelle fonti storiche e documentarie e dagli anni ’70 iniziai ad occuparmi e a pubblicare scritti sul Ferrarese, alternandoli ovviamente anche ad altre opere, didattiche o di vario argomento».

da goro a volano

L’ultima pubblicazione di Maestri su Goro è del 2017, ora si aspetta con trepidazione l’uscita del volume dedicato a Volano...

«Prima di rispondere con una data devo fare alcune postille. Come per quello di Goro, questo volume su Volano ha presentato, e presenta ancora, sebbene sia in fase di chiusura, diverse difficoltà, sia per come ho inteso affrontare il tema in sé, sia per le problematiche che penso di mettere in rilievo. Per il primo punto, e in sintesi, va detto che tracciare la storia di quelle che furono un tempo l’isola di Volano e l’isola di Pomposa, senza soccombere sotto il peso e la vastità dei temi connessi e predominanti, quali Comacchio, l’Abbazia di Pomposa, la Grande Bonificazione e il Delta del Po, è impresa quanto mai difficile e complessa. Varie volte, in questi due anni di raccolta di dati e stesura dei testi, mi sono sentito in difficoltà nell’affrontare argomenti così ricchi di aspetti storici e ambientali. Inoltre, si può rapidamente constatare che, se si prende in considerazione le fonti scritte inerenti i temi sopra citati, la bibliografia è vastissima e diventa necessario dividere in settori o affrontare studi specialistici. Al contrario, quando ci si allontana da essi, la bibliografia scende rapidamente, per ridursi a zero riguardo a certi argomenti circa Volano e il suo territorio. In un certo senso si può dire che quello di cui parliamo sarà un libro sperimentale, per i motivi già detti e per il fatto che, da una visione storica e pertinente ad un’area piuttosto vasta e che abbraccia un periodo bimillenario, trattate nella prima parte del volume, si passa, nella seconda, alla trattazione di un solo argomento, quello della nascita e delle vicende che hanno caratterizzato lo sviluppo di Volano e del Lido di Volano dal 1960 ad oggi».

«Per questo – continua –, e per altri motivi, sto ancora lavorando, anche se mi piacerebbe che il volume uscisse entro quest’anno. Anzi, già entro l’estate prossima».

le ricerche

L’assenza di scritti sul tema se da un lato rappresentano uno svantaggio, dall’altro si possono considerare uno stimolo, sfida interessante da affrontare per uno studioso.

«Fin dall’inizio ho pensato di affrontare questa tematica attraverso diversi filoni d’indagine: ovviamente attraverso la bibliografia esistente, per i temi di carattere generale; mediante le fonti d’archivio e la cartografia storica circa i secoli XVII-XIX, mentre mi sono servito dei quotidiani, di documenti originali e delle informazioni orali per quanto riguarda l’ultima fase, quella che va dal 1950 ad oggi. Per questo ho consultato centinaia di articoli di giornali, raccolto documenti comunali e provinciali e interrogato molte persone di Volano, ovviamente, ma anche di Codigoro, Comacchio, Goro, Bosco Mesola. ecc. Da tutti ho avuto aiuto e disponibilità. Mi è praticamente impossibile anche solo citarli tutti, ma almeno alcuni vorrei, già da ora, ringraziarli per quanto hanno fatto: l’insegnante Adele Spada, che mi ha concesso di prendere visione dell’archivio di famiglia, con sincera e liberale disponibilità; Bruno Lavezzi, vera memoria storica di Lido Volano, che si è prodigato in molti modi per la buona riuscita dell’opera; Adriano Roma, che ha messo, con molta amabilità, a mia disposizione la sua raccolta di memorie patrie; Valentino Mondo, prodigo di consigli; il dottor Mario Beneventi di Comacchio, per gli aiuti e gli incoraggiamenti a continuare. Un ringraziamento particolare spetta anche ai componenti del comitato Volano Borgo Antico, per le notizie fornitemi sulle famiglie pioniere della zona. L’interesse dimostrato fin dall’inizio per questa ricerca e la gentilezza con cui mi è stato fornito materiale fotografico e documentario mi ha permesso di raccogliere, in copia, una ingente quantità di materiale tanto che, probabilmente, tutto non potrà trovare collocazione nel volume. Ma ciò testimonia, ancora una volta, l’attaccamento di queste persone al loro particolar ambiente e l’impegno per meglio conoscere e far conoscere la storia di Volano».

l’architettura

Fin dagli anni ’70 si è occupato dei monumenti della nostra zona che stavano andando in rovina...

«È vero, ricordo che segnalai alla Soprintendenza ai monumenti di Ravenna lo stato di degrado in cui versavano vari edifici storici della zona e cominciai a pubblicare una rubrica, che uscì sulla rivista Archeologia, intitolata “Monumenti all’inferno”, che suscitò un certo scalpore. Alcune mie lettere aperte sull’argomento, furono pubblicate anche dalla Gazzetta di Ferrara. Denunciai tale situazione anche in alcuni convegni a Lido Estensi, Comacchio, Ferrara e a Roma. In quegli anni su Volano ero in contrapposizione rispetto ai programmi e agli intenti della Provincia di Ferrara, come pure agli articoli pubblicati in merito a queste zone da Indro Montanelli, Antonio e Camilla Cederna, ecc. Alcuni di quegli edifici sono stati sacrificati ad altre opere pubbliche, altri sono rimasti abbandonati, fino a cadere in rovina, o solo dopo, “restaurati”; altri sono stati restaurati e poi riabbandonati, altri ancora sono adibiti ad usi impropri e altri, come la Torre di Volano, sono ancora sottoutilizzati, mentre potrebbero costituire un notevole punto di forza per la valorizzazione e la conoscenza dell’ambiente. Il famoso Parco del Delta del Po, da questo punto di vista, è ancora carente».

volano nella storia

Il libro deve ancora uscire, ma è possibile avere qualche anticipazione sull’opera in generale e sapere quali saranno gli aspetti di Volano sui quali si è soffermata maggiormente la sua attenzione?

«Rispondo anche se l’opera, non essendo ancora del tutto conclusa, potrebbe ancora subire qualche cambiamento. Per la parte storica, il territorio preso in considerazione è quello che va da Comacchio all’Isola d’Ariano, da sud a nord, e da Codigoro al mare, da ovest ad est. In questa sede possiamo accennare solo ai principali argomenti trattati: quello della città di Spina, dei rami del Po e delle fosse artificiali, delle notazioni degli scrittori antichi sul porto di Volano e della linea di costa in quel periodo. Seguono le informazioni sul Monastero di San Giacomo Cella Volana, sull’Abbazia di Pomposa e in merito ai primi tentativi di assetto territoriale, mediante bonifiche circoscritte. A partire dal secolo XVII, grazie alla cartografia storica e alle fonti d’archivio, è stato possibile descrivere, per il territorio in esame, la viabilità principale, le valli da pesca, il porto di Volano, le trasformazioni territoriali degli ultimi secoli, il Tenimento della Mesola e il Gran Bosco omonimo. Infine, la trattazione conclusiva della prima parte sarà dedicata alla nascita e allo sviluppo della spiaggia di Volano nella prima metà del secolo scorso e alle famiglie che, per prime, si sono insediate in sinistra e in destra della foce del Po di Volano. La seconda parte, invece, riguarda le vicende di Lido Volano, in relazione a quelle degli altri Lidi comacchiesi, a partire dal 1960 fino ad oggi. Particolare attenzione è stata dedicata agli aspetti naturalistico-ambientali, a quelli storico-architettonici e alle connessioni con gli altri centri del circondario. Del volume farà parte un ricco apparato iconografico, che verrà scelto tra le migliaia di immagini che sono state raccolte: quanto agli argomenti trattati in appendice, è presto per parlarne...».

volano da far scoprire

Una delle cose che più lamentiamo, noi di Volano, è la mancanza, nel tempo, di iniziative atte a far conoscere la bellezza della nostra spiaggia, l’accoglienza riservata ai frequentatori dai nostri operatori balneari, la bontà e la semplicità della nostra gastronomia, basata sui piatti di pesce, e la serenità in cui si trovano immersi coloro che qui trascorrono i loro periodi di ferie. Senza dimenticare, la possibilità di vivere a stretto contatto con una natura ancora paesaggisticamente straordinaria e non artefatta, ricca di aspetti floreali e faunistici di grande interesse e, infine, ma non ultimo pregio, un ambiente con monumenti di grande interesse storico-culturale, sparsi per il territorio, e di particolari centri, con prerogative specifiche socio-economiche: vengono subito alla mente Comacchio con il suo centro storico, i suoi canali e i suoi ponti, Codigoro con i suoi stabilimenti idrovori a salvaguardia di gran parte della provincia di Ferrara, Mesola con il Castello e il Gran Bosco, l’abbazia di Santa Maria di Pomposa e il suo patrimonio artistico, Goro e la sua Sacca, Gorino e la sua valle aperta. Le è capitato, nella sua veste di studioso di queste zone, di far conoscere tutto ciò in Italia o all’estero?

«Drasticamente potrei rispondere con un “no”, alla prima domanda, e con un “sì “alla seconda. Il no della prima, è motivato dal fatto che spettava ad altri, addetti ai lavori, il compito di fare promozione turistica a livello ufficiale: di certo, personalmente, ho sempre decantato, zanzare a parte, i pregi della spiaggia di Volano che, modestia a parte, frequento da quando sono nato. Quanto alla seconda domanda, posso tranquillamente rispondere di sì, perché, quando mi è stato possibile, mi sono adoperato per far conoscere questi luoghi. Lo stanno a dimostrare i molti articoli e volumi espressamente dedicati al Delta meridionale, a Goro e a Comacchio. Come pure gli interventi a convegni internazionali, soprattutto in ambito spagnolo, collaborando con colleghi universitari di Malaga, di Granada e di Jaen. Ricordo, ad esempio, di aver parlato delle chiuse idrauliche del Delta fin dal ’92 a Valladolid, dell’architettura pontificia di queste zone a Las Palmas de Gran Canaria nel ’94, delle difese pontificie del Ferrarese a Malaga nel 2011: un articolo su Comacchio e sui suoi ponti è uscito, direi nel 2013, nel Boletin de Arte dell’Università di Malaga, ecc. Certamente, questi luoghi avrebbero meritato molto di più, ma spero di rimediare, almeno in piccola parte, con il prossimo volume su Volano». —

Marco ruffato

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