La Nuova Ferrara

Per Pasqua una commedia sui viaggi studio 

Quattro scapoli e un bebé Erasmus «Oltre confine le svolte esistenziali»

Fulvia Caprara
Quattro scapoli e un bebé Erasmus «Oltre confine le svolte esistenziali»

Ferrari firma la regia, Bizzarri e Kessisoglu protagonisti È il primo film ad alto budget a debuttare in streaming 

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Un soggiorno di studio all’estero, lontano da casa e dagli amici di sempre, in quella speciale fascia d’età che, nel bene o nel male, segnerà per sempre la vita che verrà dopo. A diciotto anni di distanza dall’Appartamento spagnolo di Cedric Klapisch, che aprì un vero filone sul tema, arriva in streaming nel giorno di Pasqua (e poi disponibile per quattro settimane su Sky, Timvision, Chili, Google Play, YouTube, Rakuten, Huawei video e Infinity), nell’ambito della campagna «iorestoacasa», la commedia di Alberto Ferrari Un figlio di nome Erasmus, avventura sospesa tra passato e presente di quattro amici quarantenni che, a suo tempo, avevano condiviso, in Portogallo, l’esperienza d’istruzione in trasferta: «Non è una commedia giovanilistica - spiega il regista -, ma un divertimento intelligente per chi l’Erasmus l’ha sentito nominare, per chi l’ha vissuto, e per chi lo sta vivendo ora. Ormai da parecchi anni la parola Erasmus è diventata familiare per tutti».



Un termine che evoca parentesi di spensieratezza giovanile, ma anche di svolte cruciali. Nel film, protagonisti Ascanio (Luca Bizzarri), Jacopo (Paolo Kessisoglu), Enrico (Daniele Liotti) e Pietro (Ricky Memphis), succede che quell’epoca lasci, insieme all’eredità emotiva, anche un erede vero, in carne ed ossa, figlio di Amalia, la ragazza passata a miglior vita che in Portogallo durante quell’Erasmus di 20 anni fa, tutti e quattro avevano amato. «Mi ha sempre affascinato - prosegue Ferrari - indagare i confini che ci fanno cambiare improvvisamente, che determinano i nostri punti di non ritorno, le nostre svolte esistenziali. E osservare poi le ricadute che questi hanno sugli altri e sul mondo che ci sta intorno». Alla ricerca del figlio sconosciuto, e in attesa dei risultati dell’esame del Dna che dovrà stabilire chi è il padre, gli amici avranno l’opportunità di rivivere, nella stessa cornice di un tempo, quel periodo magico che li ha fatti essere come sono oggi: «In una sorta di macchina del tempo, i personaggi del mio film saranno di nuovo in Portogallo, in quei luoghi, cambiati certo, ma anche profondamente uguali, e lì ritroveranno il senso unico del proprio cammino nella vita».



Il Portogallo, con le sue luci e con le sue atmosfere, da Lisbona a Figueira, da Foz a Cabo Espichel, è stato scelto in quanto «Paese vivo e pulsante». Un po’ come l’effervescente Barcellona che fece da sfondo all’Appartamento spagnolo, protagonista lo studente parigino Xavier (Romain Duris), alle prese con la scoperta di un ritmo esistenziale nuovo, destinato a incidere sul definitivo avvicinarsi della maturità: «Il mio - diceva all’epoca Klapisch - è anche un film politico, perché parla di convivenza tra giovani provenienti da culture diverse, descrive gli scontri, ma anche la conoscenza reciproca e quindi l’apertura, il superamento delle barriere». Il successo era stato così grande da spingere Klapisch a firmare due seguiti, Bambole russe, in cui gli ex-conviventi organizzano un incontro-revival a San Pietroburgo, e Rompicapo a New York in cui Xavier risolve i suoi problemi amorosi.



Il rito di passaggio tra prima giovinezza e inizio dell’età adulta è anche al centro di Notte prima degli esami, premiatissimo esordio di Fausto Brizzi, ambientato a Roma nel giugno dell’89, in quel periodo agitato e insieme eccitante che precede gli esami di maturità. Quel clima irripetibile, un po’ sogno e un po’ incubo, riprende forma nel racconto di Immaturi, regia di Paolo Genovesi, con sei ex-compagni che apprendono di aver ottenuto un diploma non valido e di essere costretti a ripetere la prova. Di Un figlio di nome Erasmus è già stato annunciato il remake francese. «Il viaggio dei protagonisti del mio film - dice Ferrari - è metafora di un viaggio profondo, dentro se stessi. Un processo destinato a innescare il cambiamento che rivoluzionerà le loro vite». —



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