La Nuova Ferrara

il personaggio 

La contessa che amava Ferrara Caterina, tutta bellezza e salute

MICAELA TORBOLI
La contessa che amava Ferrara Caterina, tutta bellezza e salute

Tre matrimoni, otto figli e un’innata passione per la cura del benessere Viveva a Forlì, amava la corte Estense e le piaceva cacciare vestita di rosso

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Prima e dopo essersi sposato con Bona di Savoia, il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza (1444-1476) mai si sarebbe privato delle avventure amorose. Tra le sue amanti si ricorda Lucrezia Landriani, dalla quale ebbe quattro figli. I loro nomi: Carlo (parente degli Estensi grazie alle nozze della figlia Angela con Ercole di Sigismondo d’Este), Alessandro e Chiara, ma ebbe maggior lustro la famosa Caterina Sforza (1463-1509), donna di tempra eccezionale. Era bimba quando suo padre venne pugnalato nella chiesa milanese di Santo Stefano da un gruppo di congiurati, spirando tra le braccia degli ambasciatori di Ferrara e Mantova, che erano presenti. Caterina si maritò tre volte. La prima con Girolamo Riario, signore di Imola e Forlì. Le seconda con Jacopo Feo, tolto di mezzo da una congiura. Infine si legò a Giovanni de’ Medici detto il Popolano.

TRE MATRIMONI E OTTO FIGLI

Da questi connubi Caterina ebbe otto figli, tra i quali spicca il condottiero Ludovico Giovanni de’ Medici noto come “dalle Bande Nere”, e ciò deriva dal fatto che le sue truppe ebbero tracolle e bandiere abbrunate a lutto, chi dice per la morte di papa Leone X zio di Giovanni, altri hanno proposto motivi diversi. Donna di potere, Machiavelli scrisse più volte su Caterina, la “Tygre”, colta, pugnace e passionale, descrivendo pure la temeraria sua “anàsyrma”, il denudamento delle parti intime che esibì per mostrare che non temeva i nemici che tenevano in ostaggio alcuni suoi figli, poteva ben averne altri. Il suo scontro con Cesare Borgia resta nella storia. Le vicende di Caterina si incrociarono di continuo con quelle dei signori di Ferrara. Leggendo la sua biografia, scritta da Pier Desiderio Pasolini nel 1893 (Roma, Loescher, 3 voll.), ma ancora insuperata, spuntano storie legate agli Estensi.

LA CACCIA

Ercole I d’Este le chiese in prestito argenti ed arazzi per la festa di nozze tra la sua sorellastra, Anna Sforza, ed il giovane Alfonso d’Este, ma lei rispose che aveva dovuto vendere tutto per affrontare i problemi economici che la sua vita tumultuosa le presentava. Anche in questi frangenti non dimenticava eleganza e moda, e nel 1487 pregò la duchessa di Ferrara, Eleonora d’Aragona, di inviarle il suo sarto Tomaso, che qualche tempo dopo tornava a corte lasciandola “satisfacta dell’opera sua”.

CURE E RIMEDI FAI DA TE

Caterina amava cacciare, vestita di rosso. In una missiva ad Eleonora scrive: “So che l’Ill. mo Duca vostro consorte et la vostra Ill. ma Signoria se delettavano de cazare et ozellare”. Se il fatto che Ercole I cacciasse non stupisce, meno noto è che la duchessa facesse altrettanto. Sua figlia Beatrice, sposa di Ludovico Sforza detto il Moro, zio di Caterina, era notoriamente una cacciatrice scatenata. Caterina studiava ricette per la salute e la bellezza, confluite negli Experimenti, un manoscritto più volte stampato. Tingere i capelli, depilarsi, dimagrire, rassodare, truccarsi il viso, curare emicranie, sterilità, epilessia, rimedi alchemici: ricette per ogni occasione. Usando sostanze tradizionali ma pure olio di lombrico, sangue di topo, carne di vipera. Tra l’altro si propone anche un anestetico chirurgico a base di oppio, mandragola, edera e altre erbe. Per la febbre veniva preparato sterco secco di lupo sciolto nel brodo di carne. Un rimedio peggiore del male, forse. Ma, a mali estremi, in quei tempi, estremi rimedi. —

MICAELA TORBOLI

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