La Nuova Ferrara

Wolverine e l’emergenza a New York «Sembra un film post-apocalittico»

Lorenzo Soria
Wolverine e l’emergenza a New York «Sembra un film post-apocalittico»

Lasciati i panni dell’eroe della saga X-Men interpreterà un sovrintendente scolastico truffatore in Bad Education 

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L’INTERVISTA



Era l’anno 2000 quando il primo X-Men arrivò nei cinema di tutto il mondo. C’erano molti supereroi: il professor X, Magneto, Iceman e Storm. E poi c’era Wolverine, un mutante dotato di straordinari poteri di guarigione, ossa infrangibili e artigli affilati come rasoi. Era letale ma aveva anche un certo grado di umanità, uno che aveva sperimentato dolore e solitudine. Aveva basette lunghe e strane. Era Hugh Jackman, un attore abbastanza noto nella natìa Australia per chi andava a teatro e seguiva i musical. Ma Jackman non voleva restare intrappolato nell’immagine di un altro “action hero”. Voleva fare drammi e commedie, voleva cantare, mostrare al mondo che lo aveva appena scoperto la sua versatilità. Venti anni dopo, può dire di esserci riuscito. Scoop diretto da Woody Allen, Les Miserables per cui ha vinto un Golden Globe e ha avuto una nomination agli Oscar, The Greatest Showman e poi Il vizio del Potere. È anche stato designato da People come “l’uomo più sexy del mondo”.

Ora si appresta al lancio di Bad Education, un film Hbo ispirato alla storia vera di un sovrintendente scolastico a New York, Frank Tassone, coinvolto in una truffa per rubare soldi al distretto e che nel 2006 venne condannato a 12 anni di carcere. Nel film Jackman è appunto Tassone, Allison Jenney la sua assistente e partner nel piano criminale. Jackman è in videoconferenza da New York.

Essere a New York City in questi giorni vuol dire essere al centro della pandemia: come vanno le cose? Come regge emotivamente?

«Ho la fortuna di poter rimanere a casa e mi commuove vedere medici e infermieri e vigili del fuoco e poliziotti e spazzini che escono ogni giorno rischiando la vita per fare il loro lavoro in modo che noi si possa stare a casa. Non ho paura per me stesso, mi preoccupo per i miei figli, per il loro stato mentale e la scuola e il non poter stare con gli amici. C’è questa ansia che senti attorno, che ti pervade. E per questo faccio molta meditazione, perché la meditazione per me è accettare che la superficie dell’acqua, che è la nostra vita quotidiana, un giorno possa essere calma, tranquilla e bella e quello successivo rocciosa e insidiosa. Ma indipendentemente da ciò che c’è in superficie, c’è sempre la calma cui puoi accedere sotto l’acqua».

Che impressione le fa vedere dalle sue finestre Manhattan con le strade vuote?

«È tutto così tranquillo e bizzarramente vuoto che sembra un film post-apocalittico. Ma le persone sembrano avere più tempo, si parlano e l’ottimista in me spera che questo continui, che ci sia un senso condiviso di ciò che è veramente importante. Un senso di comunità che penso sia diventato molto più forte perché questa è una pandemia mondiale, siamo tutti nella stessa situazione. Non riesco a pensare a un altro momento nella storia dove ci sia stato qualcosa che ha coinvolto l’intero pianeta allo stesso tempo».

Parliamo del suo nuovo film Bad Education. Che cosa deve esserci in una storia per indurla a dire “Okay, accetto”?

«Penso che ciò che mi ha attratto prima di tutto sia il fatto che si tratta di una storia vera. E poi mi attraggono le aree grigie dell’umanità. Qui molte persone sono finite in prigione dopo aver rubato denaro pubblico per 12 milioni di dollari. Ma ciò che mi ha interessato è la scivolosità della verità, come ciò che inizia come una cosa piccola e giustificabile possa diventare una cosa da 12 milioni di dollari. E come attore devi pensare: come giustifica le sue azioni questo personaggio? E’ uno che non va in giro pensando di essere un cattivo, va in giro pensando di essere uno perbene? Queste sono le cose che mi attraggono e che mi incuriosiscono».

Conduce una vita apparentemente molto normale, un uomo tutto lavoro e famiglia. Come reagirebbe se dovesse un giorno trovarsi al centro di uno scandalo?

«Non credo sarei molto bravo. Anche quando ero bambino non ero uno di quelli che cercavano di mettersi nei guai per attirare l’attenzione. Anche oggi non saprei mantenere il sangue freddo e dunque cerco di stare il più lontano possibile dai guai». —



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