«Con nuove modalità ma i Buskers ci saranno» Si partirà il 25 agosto
Dal presidente Bottoni le prime novità della 33ª edizione del festival E il mondo economico estense sottolinea l’importanta della rassegna
l’evento
“Cara Ferrara, avrai forse passato una Pasqua un po’ diversa dal solito ma spero comunque bella e intensa. Sono giorni davvero strani: sembra che il tempo si sia fermato, che sia tutto sospeso e cristallizzato. Noi, intanto, stiamo lavorando comunque perché il Ferrara Buskers Festival possa realizzarsi in agosto e questo significherebbe, prima di tutto, che è tutto passato. Tornare nelle piazze per noi è segno di ripartenza, un ardore verso il bello e un passo verso la ‘normalità’. Magari sarà un festival diverso, più piccolo, secondo nuovi modelli organizzativi e creato seguendo le normative sanitarie che verranno (e magari anche un po’ in streaming), ma la notizia che voglio dare oggi è che il Festival ci sarà! E che spera di dare alla città anche un bel respiro economico. C’è poi un’altra notizia che ci dà ottimismo e che ha sorpreso per primi noi. I ‘nostri’ buskers sono già pronti. Continuano ad iscriversi, fiduciosi nel futuro. E anche noi siamo fiduciosi, perché ci sono persone che aiutano fisicamente e altri che sostengono mentalmente e noi crediamo che la musica e la cultura servano a questo... Per ora continuiamo a rimanere distanti perché non siamo mai stati così uniti!”.
Questo il messaggio di Rebecca Bottoni, presidente del Buskers Festival, nell’annunciare che la 33ª edizione si terrà dal 25 al 30 agosto 2020.
economia felice
Festival che è un’opportunità dal punto di vista economico, sociale e culturale, lo dicono in coro gli esperti. «Il mondo è fermo, ma restiamo in movimento perché siamo artisti di strada, è questo il messaggio che deve passare - dice il professor Patrizio Bianchi, economista e già assessore regioneal -; è un evento che va oltre la ricaduta economica su Ferrara. Negli anni ha sviluppato una serie di relazioni e contatti unici al mondo. Ha realizzato, per dirla in termini economici, un valore cosiddetto intangibile che va oltre i numeri. Il festival deve diventare strumento permanente a Ferrara, penso ad esempio a una fondazione e ad una forma societaria stabile. Poi, si possono fare due cose: raccogliere sia tutto il materiale multimediale già prodotto per generare un grande archivio mondiale di tutte le performance e contemporaneamente realizzare brevi video con le testimonianze di tutti gli artisti ospiti negli anni».
«Il Festival è diventato fenomeno nazionale, più volte copiato, quindi devo dire che ha avuto successo - dice Gianni Fantoni, attore e comico ferrarese -, è la risposta dei ferraresi al di là delle mura, che idealmente aprono la porta dei loro cuori all’esterno. Avevo suggerito a Stefano Bottoni, l’ideatore, di realizzare micropalchi perché chi ha il collo basso come me non ce la fa a veder bene le esibizioni. Forse quest’anno, data l’emergenza, potrebbe essere un’idea».
«Grazie alla mia esperienza di dj-viaggiatore nutro forte empatia col festival - spiega Maurizio Di Maggio di Radio Monte Carlo -, racchiude due cose a me molto care, il viaggio e la musica, quindi cosa c’è di meglio che unirle accogliendo artisti nomadi dal mondo? La musica è medicina dell’anima, spegnete la tv e ascoltatela per farvi curare dai ricordi più belli assieme alle note che preferite».
«La città di Ferrara riprende vita nella seconda metà di agosto - afferma Nicola Scolamacchia, presidente Confesercenti Ferrara -, il festival ha un impatto evidente per ristoranti e alberghi. È tra i primi dieci eventi della città che negli ultimi cinque anni ha fatto registrare se non il sold out anche l’80% di occupazione alle ricezioni alberghiere, senza contare i ristoranti».
«È come se ripartisse la stagione - aggiunge Matteo Musacci, vicepresidente nazionale Fipe -, è fondamentale per colmare i vuoti dell’estate. Il festival ha un forte impatto e per molti significa aggiustare i bilanci».
«È un volano di promozione eccezionale anche per l’attività immobiliare - dice Roberto Marzola, presidente provinciale Fimaa -, fa scoprire la città a livello nazionale. Basti pensare ai 22mila studenti di Unife che diventano la nostra principale fonte di lavoro. Grazie anche a un evento come il festival le persone conoscono la città, magari se ne innamorano e scelgono di affrontare qui gli studi». —
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