Ma noi siamo la polizia!
La festa privata degli universitari finisce con una lezione di vita: due settimane di quarantena e quindici giorni da “volontari” ad aiutare chi è in difficoltà
Un controllo per schiamazzi. Nell’appartamento una festa di studenti. Il commissario li strapazza un po’, poi fa versare tutti i superalcolici in un secchio.
Falchi non gli badò. Vedendo che Tommasin aveva finito di scrivere andò a riprendere il blocchetto, gli diede una scorsa e se lo infilò in tasca. Lo studente non lo degnò di uno sguardo.
Appena fu svuotata anche l’ultima bottiglia, Falchi sollevò il secchio: «Bianca, prendi una spugna e i guanti che sono in cucina. Prima di tornare a casa userai questa roba per disinfettare le ringhiere e il portone di ingresso di questo e del tuo condominio. Domani chiederò alla signora Boschi, quella del pinscher, se il lavoro sarà stato fatto bene, vai!».
La ragazza, un po’ incredula si alzò e sparì con la dotazione.
«Quanto a voi, abbiamo trascritto i vostri nominativi». I cinque rimasti lo guardarono preoccupati. «Con i vostri comportamenti siete soggetti potenzialmente a rischio-positività da Covid-19. Ma non lo potremmo scoprire perché, ad oggi, i tamponi non li fanno nemmeno agli operatori sanitari. Quindi per due settimane starete in isolamento preventivo nelle vostre case e non sarà concesso alcuno sgarro, per nessun motivo. Organizzatevi per farvi portare i viveri». La maggior parte di loro tirò un sospiro di sollievo.
Orlando, il mingherlino che si era nascosto sotto al letto, provò a obiettare: «Io tra due giorni ho in programma di tornare a Taranto…».
«Ma in du vai, mi omo?» sussultò Fenili.
Falchi fu più ortodosso: «Non puoi andare da nessuna parte, men che meno a rischiare di infettare gente anziana al tuo paese». Lo studente, si zittì, affossandosi sul divano. Le prescrizioni non parevano terminate.
«Proprio per il fatto che non trovo giusto che i vostri genitori paghino di tasca loro per la vostra sfrontatezza, una volta finito l’isolamento, se sarete senza sintomi, per altri 15 giorni sarete a disposizione del prossimo. D’altronde vi piace socializzare, no?». Gli sguardi parvero smarriti, ma nessuno osò far domande.
Ci pensò il commissario a chiarire. «Il Comune sta organizzando dei gruppi di volontariato per portare cibo e medicine alla gente che non può uscire di casa. Sarà un’utile esperienza per capire tante cose».
Favaretto, timidamente, alzò la mano. «Mi scusi, commissario, ma io ho un esame scritto la prossima settimana, devo studiare durante il giorno…»
«Oltre a studiare mangi regolarmente?»
«S..sì».
«Allora studierai durante il giorno e all’orario dei pasti andrai alla mensa della Caritas a servire i pasti, consumerai la tua razione a fine turno. Tranquillo che ti daranno anche le protezioni necessarie».
Il ricciolone ebbe la tentazione di rimangiarsi l’obiezione ma ormai era troppo tardi.
«Ah, dimenticavo: abbiamo i vostri nomi registrati, quindi chi sgarra si prende la denuncia per le violazioni che avete commesso. Adesso filate a casa e non muovetevi da lì».
«Per un attimo ho pensato che, per punizione, volessi far bere quel cocktail a tutti e sei!» sorrise Zuffi, mentre camminavano verso le macchine, nel silenzio senza traffico.
«A me sembrava già ‘na bella violenza spre’are tutto ‘uel bendidio, mi stava quasi per s’appare un Maremma sudicia, s’usi eh dottore!» aggiunse Fenili.
Falchi era soddisfatto. «Spero che questa serata gli serva da lezione»
Poi, d’un tratto, Zuffi si bloccò. «A proposito». Si guardò intorno: in giro non c’era anima viva, neppure i soliti tiratardi coi cani. «So che non avrei dovuto farlo, ma non ho resistito…». Tirò fuori dalla tasca i tre grappini mignon che poco prima facevano parte dell’arsenale dei trasgressori.
A Fenili scappò una risata, Falchi invece lo rimbeccò: «Aldo, li hai rubati!»
«Macché rubati! Salvati, vorrai dire. Se davo retta a te, adesso ste tre grappe sarebbero diventate una sottospecie di Amuchina a 40°!»
«Fi’, ma noi siamo la Polizia!»
«Senti John, ho cinque minuti di tempo. Prima che arrivino le due voglio portare una sporta di farmaci a una famiglia che ne ha bisogno per domani».
Cosa avrebbe dovuto rispondergli? Zuffi era così: prendere o lasciare.
L’ispettore distribuì un mignon a testa, si abbassò la mascherina e fece due passi indietro per mostrarsi scrupoloso sulle distanze di sicurezza. Poi sollevò il grappino guardando negli occhi le persone che condividevano con lui quell’assurda battaglia contro un nemico invisibile.
«A cosa?» chiese Falchi.
«Alla salute».
(5 - fine)
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