La Nuova Ferrara

RAPPORTI EPISTOLARI 

«Hola, maestro!» Dalle lettere ai litigi quella pace fatta con un sorriso

Claudio Marinaccio

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«Ten paciencia y escribe, amigo», così mi aveva salutato Luis Sepúlveda in una delle mail che ogni tanto ci mandavamo. Un vecchio scambio epistolare usando i nuovi mezzi tecnologici. Una volta avevo fatto una recensione a un suo libro (L’avventurosa storia dell’uzbeko muto) e lui mi aveva contattato per ringraziarmi. «Gracias compañero» mi aveva detto e da quel momento avevamo iniziato a scriverci. Lui mi dava consigli, mi incitava e mi faceva critiche costruttive e io cercavo di imparare qualcosa dalle sue parole. Ci eravamo quasi incontrati tante volte, mancandoci sempre per poco.



Era successo anche in Cile quando mi trovavo a Santiago mentre lui era con la sua famiglia a Puerto Montt, ma era comunque riuscito a farmi conoscere la libreria Le Monde Diplomatique, una delle sue preferite. Le sue mail erano piene di consigli per un giovane scrittore con cui si dimostrava sempre generoso. Mi aveva raccontato di come il suo primo libro di racconti era stato pubblicato a Cuba perché il suo professore di lettere dell’Instituto Nacional lo aveva spedito lì, credendo molto nella sua scrittura. Oppure mi aveva spiegato che aveva impiegato anni per scrivere Il vecchio che leggeva romanzi d’amore. Il primo manoscritto aveva solo 80 pagine, poi con il tempo cresciute fino a 320 e solo dopo altri due anni di duro lavoro era riuscito a ottenere le 120 definitive di cui, secondo lui, quella storia aveva bisogno.



Il consiglio più vero che mi aveva dato, però, era quello che uno scrittore deve «templar armas». Prima di lanciarsi all’avventura Don Chisciotte e Sancio Panza avevano «preparato le armi». Uno scrittore deve lavorare fino a quando, come Don Chisciotte, non è sicuro che la lancia abbia la punta acuminata, la spada sia affilata e lo scudo possa proteggerlo bene dai colpi. Poi una volta in maniera inaspettata abbiamo litigato per un futile motivo e non ci siamo più sentiti fino al giorno in cui, per caso, ci siamo incontrati al Salone di Torino.

«Hola, maestro!», e dal suo volto serio era apparso un sorriso. Abbiamo fatto pace così. —



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