L’incontro e poi il nuovo partito Ferrara e i due addii al fascismo
Il 20 giugno a Zocca si tenne un confronto tra personaggi di spicco Il 18 settembre la rifondazione con Ghisellini, ucciso due mesi dopo
il ricordo
Sarà un 25 Aprile sotto tono quello di quest’anno. Forse per questo è interessante ricordare una delle pagine più tristi della nostra storia che videro Ferrara protagonista con diversi ruoli di alcuni avvenimenti. Proprio in città ci fu un importante incontro politico che preparò la caduta del fascismo, il 25 luglio 1943. Fu in occasione del terzo anniversario della morte di Italo Balbo, avvenuta nel cielo di Tobruk il 20 giugno 1941 e si tenne nella villa di Zocca di Ro del senatore del Regno, Emilio Arlotti, deciso ad abbandonare la politica.
Si trattò di un vero convegno, parteciparono: Dino Grandi, promotore e primo firmatario dell’Ordine del giorno del Gran Consiglio del fascismo del successivo 25 luglio; il maresciallo Emilio De Bono con Cesare Maria De Marchi entrambi firmatari e quadrumviri della marcia su Roma; Edmondo Rossoni di Tresigallo, ex segretario generale dei sindacati fascisiti , poi condannato a morte in contumaci a Verona nel 1944; Umberto Albini di Portomaggiore, anche lui presente alla marcia su Roma poi prefetto di diverse città, anche lui condannato a morte in contumacia a Verona; Annio Bignardi di Ferrara, giovane presidente della Confederazione fascista dei lavoratori, fondatore del gruppo universitario fascista (Guf) nel 1925, laureatosi nel ’29 e dal ’41 presidente della Confederazione fascista dei lavoratori dell’agricoltura, condannato a morte in contumacia a Verona; Luciano Gottardi di San Bartolomeo, presidente Confederazione fascista dei lavoratori dell’Industria, fucilato a Verona con De Bono e Galeazzo Ciano nel 1944; Carlo Pareschi di Poggio Renatico, ministro dell’agricoltura; Vittorio Cini ministro delle comunicazioni.
il partito rifondato
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 tra Italia e angloamericani e la successiva liberazione di Mussolini, rifugiatosi sul Gran Sasso per opera dei tedeschi, i fascisti ricostruirono il Partito ribattezzandolo Partito Fascista Repubblicano. A Ferrara si costituì il 18 settembre ma molte furono le defezioni, tra cui quella di Olao Gaggioli sparito dalla città, e del senatore Emilio Arlotti. Reggente provvisorio fu nominato Igino Ghisellini di Casumaro, valoroso ex combattente su diversi fronti, mentre in Jugoslavia si distinse in inaudite violenze sulla popolazione civile. Suo collaboratore era il 26enne Carlo Govoni, altro valoroso combattente. Ghisellini voleva tenere Ferrara fuori dalla guerra civile che era già in atto e cercò un’intesa con gli esponenti dell’antifascismo per concordare un progetto di non belligeranza. Ma l’incontro voluto da Ghisellini fu un errore che forse pagò con la morte, avvenuta di lì a poco: nella notte fra il 13 e 14 novembre ’43 mentre tornava a Casumaro dopo aver partecipato al congresso di Verona ed aver lasciato la sede fascista di viale Cavour, fu ucciso nella sua automobile da qualcuno che conosceva ed a cui aveva dato un passaggio. —
m.g.
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