Addio a Nicola Caracciolo Il principe giornalista che amava natura e politica
LO STORICO si è spento a 89 anni a roma
Una foto bellissima ritrae il 46enne Nicola Caracciolo elegante, in mocassini e camicia, una domenica del 1977 seduto sui binari della ferrovia Roma-Genova. Intorno a lui c’è un colorito gruppo, formato da 400 butteri maremmani a cavallo, da giovani del movimento degli indiani metropolitani e da esponenti di tanti partiti. Era il battesimo del fuoco del movimento antinucleare che ebbe come leader il giornalista e regista. Nicola Caracciolo di Melito principe di Castagneto, con la sua solita ironia, rivendicava divertito: «Ho messo tutti d’accordo, destra e sinistra, pacifisti e movimenti studenteschi, comunisti e missini».
STORICO E GIORNALISTA
Storico di vaglia, Nicola è deceduto ieri mattina nella romana clinica Villa Margherita. Era nato il 19 maggio 1931 a Firenze, figlio di Filippo e di Margaret Clarke, fratello minore dell’editore Carlo, fondatore de l’Espresso e di Repubblica, e di Marella, moglie di Gianni Agnelli. Aveva ereditato dal padre Filippo, diplomatico antifascista, segretario del Partito d’Azione, la passione per la politica. Deciso oppositore di ogni oppressione coloniale, si fece notare per i suoi interventi in difesa delle minoranze, contro la discriminazione razziale. Negli Anni ’60 e ’70 Caracciolo scoprì il suo interesse per la storia e diventò un indagatore del passato, con saggi sulla shoah e sulla difesa degli ebrei da parte dei diplomatici nei territori occupati da Mussolini. Grande estimatore dell’opera di Renzo De Felice, lo difendeva a spada tratta quando lo studioso veniva attaccato per la monumentale biografia di Mussolini. L’interesse per il passato si coniugava con l’attrazione per il nuovo e per il mezzo televisivo: i suoi documentari, da Hitler e Mussolini a I 600 giorni di Salò a Ciano non sono mai stati illustrazioni di eventi ma intense riletture.
natura e militanza
L’attrazione fatale per la politica portava Nicola a lunghe discussioni con il fratello Carlo nelle serate trascorse nella villa di famiglia a Garavicchio, una frazione di Capalbio. Questa attrazione si è trasformata nel tempo in impegno civile e in militanza per la difesa dell’ambiente: collaborò a lungo con Italia Nostra di cui era presidente onorario ed era anche presidente del premio internazionale Capalbio-Piazza Magenta. Dopo aver subito nel 2013 un grave lutto per la perdita del 36enne figlio Filippo, Caracciolo soggiornava di frequente nella villa capalbiese, a due passi dal Giardino dei Tarocchi. Nel suo buen retiro cercava di tutelare il borgo maremmano da scempi edilizi. La sera leggeva i classici (Dante e Petrarca) ma si preparava anche per le battaglie legali. Il colto «principe», come dissero i giornali al suo esordio pubblico nel 1977, si è sempre speso in una guerra di difesa mai terminata. —
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