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La morte improvvisa di Cellini Era il fotografo dei paesaggi

La morte improvvisa di Cellini Era il fotografo dei paesaggi

Il mondo della cultura ferrarese piange uno dei talenti più creativi  Dal Delta del Po a New York ha catturato immagini di rara bellezza 

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il lutto

Si è spento improvvisamente e prematuramente l’altra notte, Vincenzo Cellini, fotografo e operatore culturale di spessore. Nato a Ferrara nel 1955, iniziò a frequentare i sodalizi fotoamatoriali della città negli anni settanta dedicando i suoi interessi non solo alla pratica della fotografia ma, pure, alla storia dell’immagine sensibile.

Sono di questo periodo alcuni audiovisivi documentari (diatapes) dedicati ai grandi maestri del reportage bellico e sociale. La frequentazione intellettuale con lo zio, l’architetto Carlo Bassi, lo portò a sviluppare una particolare sensibilità verso la rappresentazione fotografica del territorio e verso l’indagine delle qualità sensoriali dell’ambiente.

È del 1986 la pubblicazione presso le edizioni Interbooks di Padova del suo primo prezioso volume fotografico: Tra veli lontani delle nebbie, 31 fotografie nelle valli del Delta del Po. Sempre verso la metà degli anni ottanta troviamo Cellini fra i promotori del Centro Studi e Ricerche “Fotografia e Territorio” di cui sarà instancabile animatore, interagendo felicemente anche con l’Istituto di Cultura Casa Cini di Ferrara e con il Centro Etnografico del Comune di Ferrara.

Insieme a “Fotografia e Territorio”, agli amici fotografi Enrico Baglioni, Giuseppe Barboni, Giorgio Ravalli, Roberto Roda, Alberto Rossi, Andrea Samaritani e Bruno Vidoni firmerà molte significative campagne di documentazione e catalogazione dei beni territoriali ed etnoantropologici, che segnaleranno il suo operare a livello nazionale: nel 1986 è impegnato nella Certosa di Ferrara, in una serie di ricerche che troveranno pubblicazione nel volume Fra presenza e assenza, (Padova, Interbooks). Ha realizzato molte pubblicazioni fotografiche interessanti, alcune delle quali vennero esposte anche a New York, un’esperienza che lo poterà a tornare più volte nella Grande Mela, prima e dopo la distruzione delle Twin Towers.

La morte ha colto Cellini mentre, sempre attivissimo e creativo, progettava un ritorno alle sperimentazioni della foto analogica, dopo gli anni dell’inevitabile passaggio alla fotografia digitale. —

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