La Nuova Ferrara

Note e ricordi di una vita Dalla Riviera ai locali indie nel nome degli Extraliscio

Note e ricordi di una vita Dalla Riviera ai locali indie nel nome degli Extraliscio

Pacifico e Mirco Mariani dialogano di musica, letteratura, cinema e vita sulla rivista Pantagruel Aneddoti, storie e una certezza: «Va bene studiare, ma alla fine l’unica e vera scuola è il palco» 

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LA CHIACCHIERATA

Uscirà a giugno il nuovo numero di Pantagruel, rivista curata da Elisabetta Sgarbi e Massimo Donà. Nel volume edito da La nave di Teseo, che questa volta sarà interamente dedicato alla filosofia del cibo e del vino, Pacifico (Luigi “Gino” De Crescenzo) e Mirco Mariani dialogano di musica, letteratura, cinema e vita. In questa pagina pubblichiamo un estratto della conversazione tra il cantautore e il musicista.

Gino: «Volevo parlare con te di come le persone cominciano a scrivere musica e in generale a fare gli artisti quando ancora non sanno che diventeranno artisti. Tu sei nato lì dove sei, più o meno…».

Mirco: «Sono nato a Bagno di Romagna, un paesino in provincia di Cesena, nell’Appennino romagnolo. Sono un campagnolo».

Gino: «Io invece sono cresciuto nella famigerata periferia, ero nel limbo. Quindi la natura per me erano questi parchetti con gli alberelli con intorno la staccionata per tenerli su. Il fiume per noi era una roggia; e una volta ci hanno portati a vedere una fattoria, c’era una mucca che cagava da sotto la coda e siamo rimasti tutti a bocca aperta, il fattore che giustamente ci guardava schifato».

Mirco: «Immaginati uno che arriva dalla campagna al Chet Baker, il locale più bello di Bologna, dove giravano nomi a livello mondiale, c’erano Archie Sheep, Cedar Walton, Kenny Barron… Io arrivai lì con una valigetta e un quadernino su cui prendevo i nomi e i numeri di telefono dei musicisti, e tutti dicevano “ma cosa fa questo qua, cosa vuol fare?”. Ero la macchietta, lo sfigato di turno. Poi è successo il miracolo e da lì mi sono ritrovato a suonare. Sono provinciale? Sì, hanno capito che io ero proprio così e di lì a poco mi hanno voluto un gran bene e alla fine poi questo locale è diventato la mia seconda casa».

Gino: «Mi ricordo che con la band con cui suonavo, i Rosso Maltese, negli anni Novanta, abbiamo costruito la sala prove proprio andando a rubare i mattoni in un cantiere, con uno che distraeva il capo cantiere e gli altri che rubavano i mattoni e li caricavano in macchina. Non c’era nessuna cautela, c’era la musica e basta. Qual è il primo ricordo musicale della tua vita?».

Mirco: «Nel primo concerto che feci al Chet Baker c’erano Piero Odorici al sax, Jimmy Villotti alla chitarra, Franco Nesti, un toscano di Firenze, al contrabbasso. Bravissimi. Io non sapevo niente, non sapevo neanche una regola del jazz, proprio zero. Quando arrivò il mio momento, quello della batteria in cui devi stare dentro alle misure delle battute, mi hanno guardato e mi hanno detto: vai, sta a te. Io sono partito con questo scambio, e non mi fermavo più! A un certo punto è arrivato Piero a darmi delle pacche sulla schiena: basta, adesso. Io ero partito e non mi fermavo più. E per te invece?».

Gino: «Il mio primo ricordo - a parte mia madre che è di Salerno che per svegliarmi mi cantava le canzoni napoletane - è che siamo andati al teatro Odeon, che adesso è un multisala, ma all’epoca era definita la «bomboniera di Milano», a vedere Carosone, perché quando c’era lui tutta la comunità partenopea non poteva mancare. Ricordo una serata in qualche modo di gala degli anni Sessanta-Settanta. Noi eravamo operai, quindi stavamo in piccionaia, però vedevo toilette, cofane in testa, commendatori. La musica ha fatto ingresso nella mia vita come uno spettacolo. Ricordo che mia madre portava anche i viveri. Durante l’intervallo tirava fuori una roba che aveva preparato a casa e mangiavamo. Diciamo che non rispettavamo un’etichetta borghese. C’è una cosa che mi interessa molto rispetto al mondo del liscio. Per dove sei nato, sei cresciuto, anche come ascolto, il primo ricordo che hai di musica in una festa di piazza, o in casa, cosa ti viene in mente?».

Mirco: «Mia mamma faceva la parrucchiera nella piazza del paese. A un certo punto, nella discoteca di Bagno di Romagna, che si chiamava Terme Club, doveva esserci un grande concerto dei Ricchi e Poveri, ed io ero impazzito. Ero piccolo, mi avevano promesso di portarmi a questo concerto, e io mi ero tutto vestito. Poi alla fine non mi hanno portato al concerto, non ci sono andato… Ci sono rimasto così male! Quella cosa mi ha scatenato dentro una rabbia, un orgoglio, che da lì in poi ho passato la vita a fare concerti».

Gino: «Quando viaggiavamo insieme e ascoltavamo le canzoni in furgone, ricordo che eri abbastanza refrattario, in genere, al rock, al post-rock. È come se la rabbia ti interessasse meno della follia. Eri più incuriosito da Young Signorino, o magari dal cantante lirico che canta fuori dal suo genere. Tutto il filone, che è anche cinematografico, di Kaurismaki, tutta la musica di Kusturica, contengono un’imprevedibilità che mi sembra ti interessi molto di più».

Mirco: «Qui apriamo una finestra. Io, essendo diplomato in contrabbasso, ho studiato, come tutti, le regole dell’armonia, le note. Poi a un certo punto mi sono appassionato al suono. In sette anni di Conservatorio, non mi ricordo un professore che mi abbia mai parlato del suono. Il suono, nella musica, secondo me è fondamentale, va di pari passo con la libertà. Nella musica, l’errore fa parte della creatività. Per tutta la vita ringrazierò Enrico Rava perché lui mi ha insegnato a sbagliare. Nella musica che si fa adesso, quando sento che entra troppo il computer, c’è troppo il calcolo, la somma, più che la testa e il cuore, sinceramente mi blocco un pochino; rimango sempre più affezionato alla musica in cui si sente l’imprecisione, quel qualcosa buttato di getto che non la fa invecchiare e la fa rimanere più viva nel tempo».

Gino: «A proposito di restare nel tempo, negli Extraliscio sei al fianco di Mauro Ferrara e Moreno il Biondo, due cantanti storici del liscio».

Mirco: «Mauro Ferrara è la voce di Romagna mia nel mondo, e finché non gli dai l’attacco non inizia a cantare, cascasse tutto! Anche dopo quaranta minuti di introduzione se non gli dai il via non canta. Il grande arrangiatore Detto Mariano una volta mi disse: “Ecco, lui è il vero cantante. Il vero cantante guarda il direttore, il capo orchestra”. Una volta andiamo a fare un concerto a Monghidoro. C’era ’sto tendone bianco con i neon. Io ero praticamente morto, perché se ho un neon sopra la testa vado in depressione. Mauro è arrivato cinque minuti prima che attaccassimo a suonare e ha fatto il concerto da solo. È partito con dieci persone davanti al palco e ha finito con la gente che si strappava i capelli. Sembrava Mick Jagger. Siamo nel liscio, ma c’è la stessa magia, quella cosa che ti fa dire: mamma mia, che supereroe!».

Gino: «E di Moreno cosa mi dici?».

Mirco: «Moreno il biondo è uno dei più importanti capi orchestra del liscio. Il capo orchestra del liscio è tutto. Io da Moreno ho imparato tante di quelle cose che potrei scriverle in un libro. Tipo, un termine che lui usa è “misurare la febbre al pubblico”, in modo da capire quale brano suonare dopo. Se hanno ballato un valzer con gusto, o gli metti un altro valzer o cambi completamente. Lui interpreta questa cosa perfettamente, è un maestro, e me l’ha talmente trasmessa che adesso, con gli Extraliscio, è diventata mia, è un divertimento chiamare i brani in base all’umore del pubblico. Quando il pezzo finisce non stiamo lì a guardarci in faccia chiedendoci quale brano facciamo. Siamo già tutti pronti, finito un pezzo partiamo subito con l’altro, come se fosse in scaletta. Una scaletta ogni sera diversa. Va bene studiare, ma alla fine la scuola vera è il palco».

Gino: «Queste persone, gli Extraliscio sei andato a cercarteli tu?».

Mirco: «No, Extraliscio nasce con Riccarda Casadei, che mi ha fatto conoscere Moreno il Biondo. Moreno ha avuto la capacità di pensare a qualcosa che non c’era e di mettersi in gioco su una musica su cui non si può scherzare, perché il liscio è una cosa seria. Così è nato Extraliscio e da quel momento abbiamo tante persone si sono unite. Io ho iniziato Extraliscio con l’obiettivo di portare il liscio ai giovani e in qualche modo ci siamo riusciti, perché per qualche anno abbiamo suonato in locali dove suonano gruppi di musica indie».

Gino: «Io ho questo ricordo del liscio. A un certo punto i miei genitori hanno cominciato a comprare dischi di liscio, che negli anni Settanta divenne una moda, con questi pezzi di grande successo. Io non conosco le radici del liscio, non so da dove arriva come musica, però diciamo che Ciao mare e Romagna mia sono diventati dei fenomeni discografici, dei brani pazzeschi. Io da ragazzo la vedevo come una musica troppo leggera».

Mirco: «Il mio vero desiderio era quello di riportare il liscio alla nobiltà della musica: nei primi dischi di Casadei si sente il legno del violino, la chitarra… quei suoni da jazz sono una cosa bellissima. Da allora a oggi è successo un po’ il finimondo: sono partite le basi, balli di gruppo, karaoke, di tutto e di più. Il mio intento era quello di tornare alle radici e di deformarle, però da solo non potevo farcela. Anche in questo caso c’è stato un incontro magico, quello con Ermanno Cavazzoni, un grandissimo scrittore che si è innamorato di Extraliscio e abbiamo iniziato a fare gli spettacoli insieme. Poi è successo che un giorno Cavazzoni doveva fare uno spettacolo alla Milanesiana, il festival ideato da Elisabetta Sgarbi e ci ha proposto di andare con lui. Qui nasce il miracolo Extraliscio, una volta che Elisabetta Sgarbi ci ha visti, anche lei ha sentito qualcosa, magari si è accorta che Mauro Ferrara assomiglia un po’ ad Alain Delon o che l’angioletto sopra la capanna nel presepe sembra Moreno il Biondo… Non so, è scattato un feeling, e lei ha girato un film – abbiamo quasi finito, manca un’ultima giornata di riprese – sugli Extraliscio. Fin dall’inizio ho pensato che senza un film è difficile raccontare questa musica. L’ho sempre detta, questa cosa, ma non avrei mai immaginato che sarebbe potuta succedere. Be’, è successa». —

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