Memorie del nonno comunista Rubbi racconta la sua gioventù
Il libro sui primi anni di vita dell’ex deputato del Pci dall’Argentano a Mosca «Si ritrova quell’identità locale oggi persa». È già in programma un seguito
Intanto, la notizia è che dopo quasi tre mesi ieri è stato presentato un nuovo libro, seppure limitatamente alla stampa. «C’è questo tocco magico in questo racconto della nostra storia, di un territorio che ha vissuto il fascismo, la guerra, la resistenza, narrato parlando di cosa significa vivere in una comunità di paese e fare politica con passione». Così Anna Maria Quarzi, presidentessa dell’Istituto di storia contemporanea di Ferrara, ha raccontato l’ultimo romanzo di Antonio Rubbi, deputato del Partito comunista di origini ferraresi, Ai nipoti americani. Memorie del nonno comunista italiano, edito dalla ferrarese Este Edition. Ieri la presentazione nella sede della Fondazione “L’Approdo”, in compagnia del presidente Bracciano Lodi e dell’ex sindaco di Ferrara, Gaetano Sateriale.
nella storia
Le vicende personali acquisiscono immediatamente valore storico, politico e sociale, in questa sorta di diario attraverso cui l’onorevole ripercorre la storia della sua vita, dagli anni dell’infanzia fino al 1958, anno in cui verrà chiamato dal partito a trasferirsi a Mosca. Memorie di un nonno comunista italiano diviene così non solo una raccolta di ricordi di gioventù, ma anche uno sguardo a un passato che sembra a noi ormai lontano, fatto di piccoli paesini in cui i bambini diventavano grandi in fretta e di una passione per la politica ormai dimenticata. «Leggere questo romanzo è stata per me un’esperienza bellissima - ha spiegato Sateriale, curatore della prefazione -, ho potuto rivivere moltissime cose e scoprirne altre nuove, avvicinandomi a un lato di un Antonio Rubbi che non conoscevo».
Rubbi, nelle veci di nonno, porta il lettore a scoprire come la storia non sia quella fatta solo dai grandi politici, ma da ognuno dei cittadini italiani che, nelle loro piccole realtà locali, hanno fatto la loro parte nei grandi cambiamenti sociali che hanno interessato il dopoguerra. La storia raccontata inizia nel 1932 nel piccolo paesino argentano di San Biagio, che Sateriale ci descrive come «una realtà presentata in tutte le sue contraddizioni e divisioni, nella quale ancora ritroviamo quell’identità locale che si è un po’ persa».
All’interno di questa realtà sono molti i bambini che crescono prima del tempo, giovani adulti che fin da subito imparano cosa significa provvedere ai bisogni della propria famiglia e che li porta a interessarsi molto presto alle problematiche sociali e politiche di quei tempi. Anche Rubbi non è da meno e, dopo aver vissuto sulla sua pelle la Resistenza, quale figlio di comunista, anche negli anni ’50, quando ormai è iscritto al Pci e opera come segretario alla ricostituita federazione giovanile comunista, assiste in prima linea alle durissime lotte di classe dei braccianti che hanno insanguinato le campagne ferraresi. Ma sono questi anni di profonde contraddizioni dove, se da un lato vediamo le lotte bracciantili, dall’altro assistiamo alla ricostruzione dell’Italia sulle spalle di grandi intellettuali e cittadini che della politica non facevano un mestiere, ma una vera passione.
Passione e politica si intrecciano in questo primo romanzo, il cui seguito è già stato annunciato a breve e che porterà il lettore a rivivere gli intensi anni di studio a Mosca ed il suo rientro in Italia, ancora una volta narrato attraverso gli occhi dei protagonisti della storia. —
Ines Ammirati
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