La Nuova Ferrara

il percorso 

Così il blu divenne il colore del Guercino Gli artisti ferraresi e le loro tavolozze

MICAELA TORBOLI
Così il blu divenne il colore del Guercino Gli artisti ferraresi e le loro tavolozze

Colori e sfumature divennero il marchio distintivo dei pittori Prima tappa del viaggio dedicato ai protagonisti dell’arte

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L’arte e gli artisti ferraresi raccontati attraverso i colori. Comincia oggi il viaggio della Nuova alla scoperta della pittura e dei pittori che hanno portato l’arte del territorio in giro per il mondo. Il percorso comincia con il Guercino, pittore centese di fama internazionale che dal mese prossimo sarà protagonista de “Guercino e la sua scuola”, mostra allestita alla pinacoteca di San Lorenzo a Cento.

Un colore può essere tanto ricorrente nelle opere di un pittore, da rappresentare un suo segno distintivo. È il caso del centese Giovan Francesco Barbieri (1591-1666), detto il Guercino per via del suo strabismo. Artista con un piede a Ferrara e l’altro a Bologna. Marchio di fabbrica, cifra cromatica, colore-firma: blu. Blu Guercino, vibrante, purissimo, che si esalta nel dialogo complessivo tra i colori dei dipinti. Come tutti i colori della pittura (la moda è un campo diverso e non sempre collima) qui abbiamo un codice cromatico, che varia nel tempo e nei luoghi. Va contestualizzato. Il blu era comunque sempre costoso, molto costoso. Per ottenerlo si usava una pietra semipreziosa, il lapislazzulo, difficile da lavorare date le impurità di pirite dorata o calcite bianca che include. Estremamente duro, oltretutto.

BLU OLTREMARINO

Giungeva in Occidente soprattutto dall’Afghanistan, un viaggio lungo e pericoloso. Perciò quel blu preciso, tra molti altri possibili, era detto Oltremarino, dato che giungeva da terre di là dal mare. Nell’arte venne esaltato specie a partire dal Medioevo. Quando lo si chiamava azzurro, vocabolo che deriva dal persiano “lahzward” e dall’arabo con prefisso latino, appunto per definire il lapislazzulo, lapislazulum. Blu è una parola usata assai più tardi, protoindoeuropea, in seguito germanica, che ha poi vinto nella definizione moderna di quel preciso tono. Nobile, celeste, in sé assommando le virtù simboliche dello zaffiro: per gli antichi saphirus era spesso detto anche il lapislazzulo, così in Teofrasto e Plinio. Scarse nel tempo le percezioni negative del blu, come invece è accaduto ad altri colori. Azzurro-blu, colore in pittura stabile e durevole: sempre se si usa il lapislazzulo, mentre i pigmenti più economici perdono forza nel tempo o virano. Nel dipingere la Vergine Maria, la tradizione del suo mantello in blu è prevalente, anche se non d’obbligo. Guercino sfodererà un blu magico, regale quanto il rosso, per un Salve Regina.

Il 26 gennaio 1655 l’avvocato Claudio Bertazzoli di Ferrara saldò all’artista una somma ingente, preceduta da una caparra, per il “Quadro della Porrificatione della Madonna”, come sta scritto con qualche inciampo nel Libro dei Conti del pittore, dove egli segnava i guadagni.

L’OPERA SIMBOLO

Si tratta della “Purificazione di Maria” detta “Madonna delle colombine” (due candidi uccelli sono presenti in questo episodio della vita di Gesù) per la chiesa di Santa Maria della Pietà dei Teatini sulla Giovecca. Bertazzoli era erede della famiglia Signorelli, benefattrice dell’Ordine. Per calcolare il prezzo dei quadri, il costo dei colori era una voce importante, ed il lapislazzulo, che si comprava nella vicina Venezia, faceva la parte del leone.

Nel quadro ferrarese Maria, che veste un manto di un sublime blu Guercino, mostra Gesù all’anziano ebreo Simeone (Luca 2-22, 35). Egli gareggia con lei in bellezza cromatica, perché indossa una ampia cappa clamorosamente fastosa, di broccato di seta a motivi di cardi lumeggiati d’oro, blu-violetto, forse lapislazzulo dato a velatura su una base di lacca rossa, o ad essa mescolato, con l’apporto di biacca. Lo scalino di tonalità per Simeone serve ad equilibrare l’importanza dei ruoli in questa grande tela, che è l’immagine stessa della perfezione. —

(1 - continua)

MICAELA TORBOLI

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