Il rock e il blues di Formignani Musica e sogni a stelle e strisce
Un viaggio a sei corde dalle sponde della darsena di Ferrara al Mississippi Dodici brani fra passato e presente: storie e canzoni si incontrano sulla strada
Dodici canzoni, dodici avventure che a pennellate, a volte nette e altre più sfumate, compongono un quadro chiamato America. Il nuovo e omonimo album di Roberto Formignani sembra scritto sulle rive del Mississippi, tra i tavoli di un vecchio saloon o nel mezzo di qualche strada impolverata e invece è nato proprio qui, sulle sponde della darsena di Ferrara e tra le mura di Palazzo Savonuzzi. Il disco esce oggi, il coronavirus ha scombussolato anche questo. Formignani, chitarrista e pilastro della Amf (associazione musicisti di Ferrara), avrebbe dovuto presentare il lavoro alla sala Estense un paio di mesi fa ma ciò non è stato possibile. L’appuntamento però, assicura, è solo rimandato.
Il disco, per dare una certa fisicità al prodotto anche se per ora è disponibile solo in digital download, si apre con Muddy Waters; la canzone racconta le origini del padre del blues di Chicago. Si prosegue con Now we are them in cui l’autore guarda ai giorni andati, magari con un po’ di nostalgia ma nemmeno troppa: «I giorni facili sono andati, anche se facili non erano / ma le nostre menti erano libere e quello che dicevano i nostri padri / è ora più reale che mai perché adesso noi siamo come loro». Un altro tuffo nel passato, sempre in bilico però tra ieri e oggi, Formignani lo compie con Play for the revolution; la canzone riporta agli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, alle piazze e ai cortei, alla rivoluzione culturale e invita i giovani a tornare a credere e a lottare per il cambiamento. Il discorso continua sulle note di Free man, la voglia di libertà, di musica e vita esce da un’autoradio lungo strade lunghissime. Hippy apre un’altra finestra su un mondo lontano, un’epoca racchiusa in libri mitici, foto coloratissime e dischi imprescindibili. La delicatezza e le armonie alla Byrds lasciano il posto a Dirty and rude e con lei si chiude il cerchio. Non è l’ultima canzone del disco ma è l’ultimo brano cantato, gli altri sono tutti strumentali, ma non per questo meno evocativi. The cowboy’s dream, per esempio, riporta direttamente al vecchio west, agli speroni e alla polvere. L’assolo di Painting the note parla da solo e White rose è dedicata a Bianca, la sua nipotina.
Formignani scrive di ciò che conosce meglio, scrive di sé, di chitarre e di sogni. Padroneggia la materia, tiene i piedi ancorati nel blues ma non disdegna passaggi country, rock e folk. La chitarra va da sé: ritmi incalzanti, lunghi assoli e melodie capaci di fare compagnia tanto sul divano di casa, quanto in macchina lungo l’autostrada o mentre si percorre una bella strada provinciale vecchia maniera, con la campagna a perdita d’occhio a destra e a sinistra. I Byrds non sono gli unici riferimenti che si trovano nelle tracce. Per chi sa ascoltare non sarà difficile trovare tracce di Johnny Cash, Tom Petty e, anche se non sono americani, dei Dire Straits di Mark Knopfler.
Tutte le canzoni sono scritte da Roberto Formignani, tranne Rumblin’ on my mind i cui credits vanno a Johnson. Con il chitarrista, che ci mette anche la voce, l’armonica e la produzione artistica, suonano il bassista Alessandro Lapia e il batterista Roberto Morsiani; Massimo Mantovani special guest alle tastiere. Produzione esecutiva a cura di Amf. —
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